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lunedì, 14 Giugno 2021

Isola d’Ischia: sulle tracce dell’antica attività vulcanica

Crateri, laghi, sentieri naturali, boschi, vegetazione, sottobosco, sin da tempi antichissimi l’isola d’Ischia ha attirato l’attenzione degli intellettuali, intenzionati a spiegarne le tante trasformazioni o semplicemente a decantarne le bellezze. 

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L’isola d’Ischia ha origine vulcanica formatasi ben 150.000 anni fa, con la presenza di vari crateri.

La storia riporta di una gigantesca camera magmatica formatasi al di sotto dell’isola.

A causa della presenza di spaccature e crepe nella crosta terrestre il magma fluido fu scagliato nell’atmosfera e la camera magmatica si svuotò.

Il coperchio della camera magmatica improvvisamente sprofondò; fu proprio in quel periodo che Ischia si ritrovò sotto al livello del mare e solo con l’avanzare di altro magma, che poi diede vita al Monte Epomeo, la suggestiva isola riemerse.

Il primo studioso ad osservare questo fenomeno fu Charles Lyell, celebre geologo scozzese, che gettò le basi della moderna vulcanologia. Ad Ischia, notò la presenza di fossili marini depositati su alcuni terreni localizzati a circa seicento metri di quota, sul Monte Epomeo; una scoperta importante che, grazie all’aiuto del naturalista napoletano Oronzo Gabriele Costa, scrisse dei numerosissimi cambiamenti che l’isola aveva subito nel tempo.

L’isola d’Ischia e la suggestione del passato

Una delle aree ischitane che meglio mostra i segni dell’antica attività vulcanica dell’isola, è la zona collinare del Bosco della Maddalena; zona suggestiva e ampia, costellata dalla presenza di pini.

Lungo i bordi, si fa spazio il verde cupo delle lucigne, i cosiddetti lecci, intervallate da macchie di un colore diverso, che creano una “tela naturale” ricca di bellezza e millenni di storia. Celebre all’interno del Bosco della Maddalena, il cratere ormai inattivo, presumibilmente scoppiato seimila anni fa. Fondo d’Oglio è il suo nome, e nella zona, ancora oggi tra le rocce è possibile ammirare qualche fumarola. Appoggiando le mani alle rocce, infatti, si avverte l’calda che fuoriesce, testimonianza dell’attività geotermica ancora in corso.

Sicuramente che più colpisce del suggestivo e rinomato bosco, frequentato non solo dagli abitanti di Ischia, ma anche da numerosi turisti durante le escursioni estive, è la presenza maestosa di un Carpino nero, albero pressoché assente nella vegetazione ischitana. 

Un albero che denota la forte impronta storica del luogo e l’identità remota dell’isola.

Naturalmente l’attività vulcanica dell’isola d’Ischia, ha interessato diversi studiosi, non solo geologi, ma anche letterati, che nel corso del tempo hanno stilato varie ipotesi e teorie.

Fondo d’Oglio e dunque il Bosco della Maddalena, ma anche il Monte Epomeo, nel comune di Serrara Fontana, non sono le uniche testimonianze di quanto avvenuto dal punto di vista geologico sull’isola d’Ischia.

Anche Plinio il Vecchio infatti, descrisse nell’opera Naturalis Historia, gli sconvolgimenti subiti dall’isola e lo sprofondamento vulcanico che a seguito di un’eruzione avvenuta nella parte Nord-orientale, condusse alla formazione del cosiddetto “Lago del Bagno”, un cratere circolare che oggi è occupato dal Porto d’Ischia.

Nel bacino dell’attuale Porto, un tempo sorgeva una città, come riportò Plinio il Vecchio.

L’attuale “porto” d’Ischia divenne tale nel 1854 con un’apertura che mise l’ex lago in comunicazione con il mare, per consentire l’entrata dei battelli.


Crateri, laghi, sentieri naturali, boschi, vegetazione, sottobosco, sin da tempi antichissimi l’isola d’Ischia ha attirato l’attenzione degli intellettuali, intenzionati a spiegarne le tante trasformazioni o semplicemente a decantarne le bellezze.

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