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mercoledì, 6 Luglio 2022

Iraq: occupata Baiji, aumentano i rifugiati

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Peggiora la situazione in Iraq. Dopo aver preso il controllo di Mosul, i gruppi di jahidisti afferenti all’Isis si sono impadroniti della provincia di Baiji, la città tra Baghdad e Mosul, piena di pozzi di petrolio.

Secondo le forze di sicurezza erano circa 250 le guardie che, senza opporsi, hanno acconsentito al ritiro dalle raffinerie di Baiji quando i ribelli hanno inviato alcuni capi per richiedere la loro ritirata: sembra che i combattenti qaedisti avessero anche già comunicato a polizia e militari la loro futura mossa e avessero suggerito di non opporsi, per evitare ulteriori scontri e conseguenti spargimenti di sangue. Dopo di che i miliziani hanno preso possesso anche delle regioni di Siniyah e Soulemane-Bek.
La situazione è precipitata raggiungendo dati poco confortanti: l’Oim, organizzazione internazionale per le migrazioni (con sede a Ginevra – ndr), ha comunicato che il numero dei rifugiati è salito a quota 500.000, a causa delle violenze e dei combattimenti degli ultimi giorni. Dopo l’assalto alle banche, avvenuto nella giornata di ieri, da parte dei miliziani qaedisti che hanno rubato milioni di dollari, il presidente iracheno Nouri al Maliki ha reclamato al parlamento di notificare lo stato d’emergenza del paese, invitando i cittadini a ribellarsi contro gli islamisti. “Armeremo chiunque voglia combattere il terrore” ha comunicato il premier, richiedendo, poi, l’appoggio della Lega Araba, delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea affinché si mobilitino per liberare l’Iraq dalle violenze degli estremisti.

Sale, quindi, il numero delle zone controllate dagli jahidisti: Fallujah, Kirkuk, Anbar, Mosul, Baiji, Siniyah e Soulemane-Bek, tutte città ‘interessanti’ per gli estremisti. Baiji, per esempio, è la striscia di transito di tutti gli oleodotti che si spostano da Est a Ovest del Paese; mentre Mosul è la seconda città più importante dell’Iraq.
Alcune fonti non ufficiali e vicine al movimento terroristico, hanno dichiarato che a capo dell’intera organizzazione sembra ci sia Abdullah Yusuf, l’iracheno 44enne meglio conosciuto con il nome di Abu Bakr al Khatuni. Il mondo sembra iniziare a preoccuparsi delle reazioni degli islamisti: gli Stati Uniti e Ban Ki-Moon hanno manifestato la loro preoccupazione verso una situazione incontrollabile e minacciosa sia all’intero del Paese che fuori.

“L’Isis rappresenta una minaccia per la stabilità dell’Iraq, ma anche per quella di tutta la regione. Urge una risposta forte per respingere questa aggressione” ha affermato Jennifer Psaki, portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La paura che si propaga tra gli stati occidentali è che questa nuova organizzazione possa diventare ben più potente di quella una volta creata da Osama Bin Laden, potendo fare affidamento su un numero cospicuo di jahidisti sia in Iraq che in Siria. A questi bisogna aggiungere il numero di combattenti occidentali afferenti all’Isis che, secondo le stime del Soufan Group, che si occupa di servizi di intelligence, ammonterebbero a circa 3.000.
Si tratta di una situazione, quella in Iraq, che altro non è che la conseguenza dell’instabilità dovuta all’occupazione statunitense, che ha messo al bando l’intera regione, preparando ‘ingenuamente’ il terreno a gruppi terroristici: senza appoggi occidentali l’Iraq è incapace di garantire la sicurezza interna.

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