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domenica, 23 Gennaio 2022

Iraq: Obama si oppone all’attacco

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Non cessano gli scontri in Iraq. Le forze jihadiste dell’Isis hanno preso il controllo del 75% della raffineria petrolifera di Baiji, la città a nord dell’Iraq espugnata qualche giorno fa, importante per i pozzi di petrolio presenti sul territorio.

Secondo alcune fonti, gli scontri sarebbero ancora in atto tra le forze dell’ordine governativo e i miliziani sunniti, durante la notte i combattenti sunniti hanno preso di mira la raffineria cittadina con colpi di mortaio e mitragliatrici. L’obiettivo dei miliziani sembra essere quello di creare un califfato all’interno della regione, un califfato islamico di tipo transnazionale. La medesima forza terroristica ha radici anche in Siria, dove il 29 maggio scorso è riuscita a rapire 145 bambini mentre erano sulla via del ritorno dopo gli esami scolastici sostenuti ad Aleppo, zona sotto il controllo del regime; la notizia però è stata data soltanto nella giornata di oggi, attraverso l’Ondus, l’Osservatorio Nazionale per i diritti umani. L’Ondus ha dichiarato che, con molta probabilità, i bambini sono stati presi in ostaggio lungo la strada che da Aleppo conduce a Minbej, per arrivare a Kobani, dove sono ubicate le loro abitazioni. I genitori degli studenti sembrano terrorizzati all’idea che i loro figli possano essere manipolati mentalmente per poi essere utilizzati come futuri terroristi kamikaze, timori poco infondati dato che 5 di loro sono riusciti a fuggire e hanno confessato di aver dovuto ascoltare insegnamenti sulla “jihad contro i nemici di Dio e gli apostati”. Sempre in Iraq, a Kirkuk, i miliziani sunniti hanno preso in ostaggio circa 60 operai che si trovavano lì per costruire un ospedale nei pressi della località di Tor, tra Kirkuk e Salahuddin; tale espropriazione si aggiunge al rapimento dei camionisti della settimana scorsa e a quello del console turco.

Intanto il presidente iraniano, Hassan Rohani, si è dichiarato in totale appoggio all’Iraq, pronto a difendere i territori santi sciiti dell’Iraq: “a proposito dei luoghi santi degli imam sciiti, mettiamo in guardia le grandi potenze, i loro lacché, gli assassini e terroristi, che il grande popolo iraniano farà di tutto per proteggerli. Gli iscritti sono organizzati in unità e su ordine dalla guida suprema l’ayatollah Ali Khamenei, si recheranno in Iraq per difendere i luoghi santi”. Nel frattempo l’America di Obama si sofferma sul recupero di appoggi e di forze collaborative per lo spionaggio, comunemente conosciute con il termine “intelligence”. Il presidente si è opposto per ora a “una risposta militare rapida”, escludendo eventuali bombardamenti contro le sedi sunnite ribelli, considerando soprattutto che il Pentagono non ha ancora a disposizione le necessarie informazioni per “colpire bersagli che potrebbero cambiare la situazione sul campo di battaglia”.

Obama dovrà incontrate i membri del Congresso per delineare e, più precisamente, spiegare la sua ‘inattività’ nei confronti dei sunniti. Qualsiasi decisione sarà criticabile: già negli ultimi giorni Obama è stato considerato troppo blando nei confronti degli attacchi terroristici iracheni e colpevole di aver buttato al vento tutti i risultati ottenuti nella lotta contro i qaedisti; d’altro canto un attacco agli jihadisti comporterebbe la perdita di consensi in Europa e nel resto del mondo.

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