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martedì, 5 Luglio 2022

Iraq: jihadisti annunciano il Califfato

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Ieri mattina 29 giugno, primo giorno del Ramadan, in Iraq i jihadisti, estremisti islamici dell’Isil (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante – ndr), hanno proclamato la ricostruzione del Califfato, regime politico islamico sparito da oltre un secolo. Il Califfato dovrebbe essere imposto su tutte le zone conquistate dall’Isil in Siria e in Iraq. Precisamente si tratta dei territori che si estendono tra Mosul e i sobborghi di Aleppo, nel Nord della Siria, e da Rutba fino alla periferia del governatorato di Dyala, a Sud, nella zona orientale dell’Iraq.

La formazione jihadista, dopo mesi di comunicati e moniti, con una tempestività e un’efficacia comunicativa molto forte ha annunciato tramite internet che sarà Abu Bakr al-Baghdadi il califfo dei musulmani, rompendo ogni temporeggiamento e ogni indugio. Il portavoce dei miliziani qaedisti, Abu Muhammad al-Adnani, ha dichiarato che le parole ‘Iraq’ e ‘Levante’ verranno eliminate dalla sigla Isil, poiché ormai il nome ufficiale con cui verrà designato il paese sarà semplicemente Stato Islamico. Inoltre il portavoce ha concluso che il califfo rappresenta il successore del profeta Maometto sin dai tempi della sua morte e designa ‘l’emiro dei credenti‘, il capo in tutto il mondo musulmano. Nella storia infatti dopo i primi 4 califfi che hanno regnato dopo la morte del Profeta, il Califfato ha conosciuto la sua età dell’oro ai tempi degli Omayyadi e degli Abbasidi (dal 661 al 1517 – ndr), poi nel 1924 ci fu la caduta dell’Impero Ottomano. Questa importante annunciazione della ricreazione del Califfato che comprenderà molte grandi città del Medio Oriente, ha fatto scaturire la reazione dell’aviazione irachena che a breve e per la prima, volta userà aerei militari russi giunti oggi a Baghdad. Intanto l’esercito iracheno diffonde le immagini dell’offensiva a Tikrit; la periferia della zona, città natale di Saddam Hussein, è attraversata da colonne di blindati e carri armati dell’esercito di Baghdad. Il Ministero della Difesa iracheno ha dichiarato che le forze armate irachene avrebbero liberato dai ribelli tutta la strada di Samarra che porta sino a Tikrit e ai relativi villaggi circostanti. Intanto sono pronti per i bombardamenti i primi 5 caccia russi Sukhoi, provenienti da Mosca, per mettere in atto una controffensiva aerea in un tentativo di appoggio all’oramai ‘distrutto’ governo di Nuri Al-Maliki, primo ministro dell’Iraq dalle elezioni legislative del dicembre 2005.

Iraq, jihadisti
Jihadisti iracheni

Non è mancato un appello di Papa Francesco, che unito ai vescovi dell’Iraq ha espresso la sua vicinanza ai tanti profughi anche cristiani. L’appello del Pontefice chiama in causa “i governanti affinché, attraverso il dialogo, si possa preservare l’unità nazionale ed evitare la guerra (…); la violenza genera altra violenza. Il dialogo è l’unica via possibile per la pace”. Prima di procedere alla recita di una preghiera, Papa Francesco ha aggiunto “che le notizie che provengono dall’Iraq sono davvero molto dolorose. Sono vicino alle migliaia di famiglie, sopratutto cristiane, che hanno dovuto lasciare le proprie case e che sono in grave pericolo. Preghiamo la Madonna perché custodisca il popolo dell’Iraq” ha concluso recitando un’Ave Maria con tutti i fedeli. Ma intanto dalla Siria continuano ad arrivare aggiornamenti di atti barbarici da parte dell’Isis contro i ribelli che si oppongono al regime di Damasco: a Dayr Hafir, a Est della metropoli del Nord, i qaedisti hanno giustiziato 8 miliziani siriani e successivamente i loro corpi sono stati esposti su delle croci di legno. Crocifissi insanguinati contro le preghiere cristiane, una storia che si ripete da tempo immemore. Il dialogo basterà? Le esecuzioni di massa, la ferocia jihadista, la guerra avrà mai una fine?

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