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sabato, 3 Dicembre 2022

Intervista alla scrittrice Antonella Lia

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Mariapaola Ramaglia
Sono laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione e in Economia Aziendale e sono Mediatrice Familiare. Da anni, collaboro con diverse Associazioni che si occupano di difendere i diritti dei minori e sostenere famiglie che vivono situazioni di disagio o sofferenza. Sono socia di un'Associazione, in cui mi occupo di formazione ed essendo appassionata di comunicazione e scrittura, sono anche scrittrice, blogger e web writer.

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Antonella Lia

Antonella Lia, psicoterapeuta che ha lavorato anche nel mondo della scuola, è autrice del libro “Abitare la menzogna. Infanzia infelice“, testo interessante da più punti di vista.

Il libro evidenzia quanto sia fondamentale per i bambini vivere infanzie serene, poichè, altrimenti, le conseguenze di infanzie infelici potrebbero ripercuotersi negativamente su tutta la collettività.

Cosa hanno, infatti, in comune un pedofilo, un masochista, uno psicopatico, un marito violento, uno schizofrenico e un seviziatore di animali? Apparentemente nulla, ma, se analizziamo le loro storie, scopriremo che condividono un’infanzia di maltrattamenti e violenze.

Ecco, allora, che il XXI secolo ha intervistato l’autrice, per approfondire un tema attuale, anche alla luce delle violenze che quotidianamente insanguinano le nostre città e che, forse, in base a quanto da lei sostenuto, potrebbero essere prevenute.

Allora, gentile Dott.ssa Lia, chi sono, secondo Lei i ‘mostri’ della cronaca nera?

«La ricerca psicologica evidenzia che nessuno nasce malvagio: è l’impatto con la realtà frustrante del mondo esterno, che crea il ‘mostro’. L’ostilità e l’odio hanno radici nei primi anni di vita».

É per questo che c’è tanta violenza attorno a noi?

«Se ci guardiamo intorno e vediamo tanta violenza, dovremmo chiederci in che modo alleviamo i nostri bambini. Chiediamoci se li stiamo educando al rispetto di se stessi e degli altri e se noi adulti siamo il giusto esempio. Quando i bambini sono allevati con la violenza educativa, la restituiscono».

Ma in cosa consiste questa ‘violenza educativa’ di cui Lei parla?

«Il metodo educativo più diffuso nel mondo, cioè il ricorso alle punizioni corporali, è la causa principale di una gran parte delle violenze commesse in seguito dagli stessi bambini, una volta diventati adulti».

Il sottotilo del libro è “Abitare la menzogna”, Dott.ssa Lia, può spiegare qual è questa ‘menzogna’?

«Con la retorica della famiglia, emozioni e sentimenti negativi non hanno diritto di cittadinanza all’interno delle mura di casa. Si propaganda l’ideologia della ‘famiglia nido caldo e sicuro’, mentre, in Italia, la famiglia uccide più della mafia. I genitori non confessano neanche a se stessi di provare insofferenza, fastidio o rabbia e, proprio perchè non ne hanno consapevolezza, rischiano di esplodere in manifestazioni di furore incontrollato. D’altra parte, i figli sono costretti a negare, fin dall’infanzia, emozioni e sentimenti negativi e crescono senza integrarli nel proprio mondo interno».

La ‘retorica della famiglia’, quindi, nasconde la realtà?

«La retorica della famiglia, per esempio, celebra l’immagine della ‘madre martire’, che è solo un’astrazione, ma fa sentire inadeguate le giovani madri incapaci di un atteggiamento sacrificale e i sacrifici fatti non tarderanno a presentare il conto. In Italia, impera il ‘familismo’, perciò nulla trapela al di fuori delle mura di casa».

Un’ultima domanda, che interesserà molti genitori: come si alleva un figlio in modo ‘sano’?

«Spesso, sento dire che la ‘professione’ di genitore è la più difficile al mondo e, ogni volta, allibisco. Non si tratta di un mestiere, ma di un modo di essere. É la retorica della famiglia che sostiene che basta mettere al mondo un figlio per essere una persona responsabile. L’essere genitore è l’espressione esatta del nostro essere individui. Se la persona è sana e capace di affetto, possiede le funzioni genitoriali. Se, invece, è attratta dalle dinamiche del potere, eserciterà potere sui figli. Per allevare un figlio in modo ‘sano’, bisogna sempre rispettarlo come ‘persona’ e accettarlo per ‘quello che è’, anche se è diverso da come si vorrebbe».

Grazie Dott.ssa Lia, per aver messo in luce dinamiche così reali, quanto nascoste, perchè ritenute ‘scomode’.

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