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martedì, 31 Gennaio 2023

Intervista agli ex addetti Cisalp: #nonmollare

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Il primo articolo della Costituzione Italiana, prevede una Repubblica fondata sul lavoro. A oltre 70 anni, non sempre il lavoro è una garanzia, nonostante sancita dalla nostra Costituzione.

Il Polo Manutenzioni doveva nascere a Napoli, nell’area aeroportuale di Capodichino, approfittando della pista di volo, per dar modo alla Campania tutta di creare le basi per occupazione e sviluppo. Ad oggi, dall’accordo stipulato il 27 maggio 2015 tra Atitech e sindacati, delle innumerevoli ore di lavoro previste, nessuna è stata svolta.

Oggi, 11 aprile 2018, siamo andati a trovare i sei ex addetti dell’azienda di manutenzione ponteggi Cisalp, ancora presente nel polo industriale di Capodichino, nello stabilimento Atitech Manufacturing ed ancora operativa.

In seguito all’accordo siglato tra l’azienda del polo industriale di Capodichino, la Atitech con la Leonardo, il 27 maggio 2015, i sei ex operai della Cisap, di cui alcuni qui presenti, come Luigi Martusciello, Negri Rosario, Staiano Amedeo, Gliafulli Fiorenzo, hanno deciso di incontrarci e raccontarci la loro esperienza lavorativa, attualmente sospesa tra Naspi e rinvii infiniti, ricercando ancora una definitiva soluzione in ambito non solo lavorativo ma anche umano nei confronto di queste persone e delle loro famiglie.

Come portavoce degli ex addetti, risponde alle nostre domande Luigi Martusciello.

Allora, signor Martusciello, ci spieghi un po’ la situazione.

«Siamo ex addetti di una ditta di manutenzioni e ponteggi, che nell’arco degli anni ha variato moltissime sue collaborazioni, in subappalto, nel polo industriale di Capodichino dell’Atitech, col compito di manutenzioni e impiantistica anche insieme altre ditte. Dal 30 dicembre 2016, giorno in cui ci hanno comunicato che eravamo fuori, cioè messi in attesa, perché come ci era stato riferito, in circa un paio di settimane, sarebbero stati rivisti i piani di lavoro e farci rientrare all’interno dello stabilimento. Ma ad oggi, non abbiamo avuti esiti, nonostante anche altre ditte siano state riconfermate, non integralmente, ma soggette all’indennità della Naspi in modo periodico.»

Quindi siete tutti in Naspi?

«Al momento si, ma in modo parziale, perché non lavorando come le ditte reintegrate, cioè in modo trimestrale, la loro indennità durerà anche per 4 anni. Mentre per noi tra 6 mesi, salvo eccezioni, saremo disoccupati e senza neanche un reddito di sostentamento, e siamo tutti padri di famiglia, come il mio amico e collega Rosario che come me ha quattro figli, con le annesse problematiche. Noi siamo anche persone oneste che vive del suo e sappiamo che cercare di far i furbi, lavorando in nero, porta anche guai. Siamo disperati, anche perché non è facile vivere con meno di 600 euro, così , senza garanzie di un futuro. »

Avete cercato di smuovere qualcosa? 

«Al momento andiamo ancora fuori ai cancelli dello stabilimento della Leonardo, ex Alenia, supportando i 178 esuberati dal polo, fuori ai cancelli per oltre un anno e mezzo. Ci siamo rivolti anche ai “territoriali” (sindacati), che al momento ci hanno detto di attendere che qualcosa si smuovi. Ad oggi, ci dicono che siamo legati a quel sito e va benissimo, anche perché sono oltre 15 anni che ho prestato servizio presso quel luogo, ma ancora non capiamo perché non ci hanno dato nessun concreto segnale positivo di accordo, come accaduto per le altre aziende, anche con il ricorso ad ammortizzatori, come cassa integrazione.»

Avete contattato anche qualcuno che possa sensibilizzare la vostra situazione a livello mediatico? 

«Certamente, per fronteggiare la situazione che si era creata nel polo di Capodichino, abbiamo contattato moltissimi esponenti della politica, come i ” 5 Stelle”, infatti anche di Maio venne a parlare con noi fuori al polo senza però darci un segnale reale ed una risposta concreta. Ci siamo rivolti ad altri lavoratori ed altri sindacati che insieme a noi ed agli altri 178 esuberati, cercavano di smuovere qualcosa, infatti siamo andati con altri sindacati anche a Roma, a spese nostre. Abbiamo contattato prima i giornali, anche locali come “Il Mattino”, ma non ci hanno ascoltato. Alcune reti televisive le abbiamo contattate , come la Rai che sono venute fuori ai cancelli mandando in onda solo spezzoni di meno di un minuto, mentre la maggior parte ci ha ignorato totalmente. Gli ex delegati di Alenia Capodichino Fim-Fiom-Uilm sono stati tra i pochi a dar sostegno alla nostra voce, nonostante abbiano un raggio d’azione piccolo e non territoriale.»

Il vostro licenziamento rientra per caso nei piani di riqualificazione industriale?

«Veramente non lo sappiamo. Ti spiego, ancora non sappiamo perché la nostra situazione sia precipitata in tal modo, eppure il polo Leonardo di Capodichino, come oltre un anno fa disse anche Renzi, doveva rilanciare non solo l’aeroporto, ma tutta la Campania e soprattutto Napoli. Dalla sera alla mattina, con la scadenza del contratto, ci siamo trovati in mezzo alla strada. Il signor Lettieri, essendo moroso con la ditta appaltatrice, in quanto era l’amministratore delegato dell’Atitech, ha fatto scadere i contratti e siamo andati tutti a casa, insieme ai 178 esuberati che non abbiamo abbandonato e in modo solidale siamo andati a Roma a manifestare con loro, mettendoci le loro maglie, incatenandoci fuori ai cancelli con loro, tutto a spese nostre.»

Eravate disposti a convertire le vostre mansioni oppure a trasferirvi in altri poli industriali?

«Un posto di lavoro, in cui hai speso 15 anni della tua vita è anche casa tua. Ovviamente sapevamo che il lavoro dei ponteggi all’interno dello stabilimento sarebbe finito, ed eravamo disposti anche a cambiare mansione. Infatti la Cisalp gestiva per il signor Gianni Lettieri, in subappalto, i ponteggi. E proprio la ditta ci informò che data la morosità di Lettieri con il polo non sarebbe riuscito a mantenere il nostro subappalto, nonostante noi abbiamo dato alla ditta ed al signor Lettieri massima disponibilità anche in altre mansioni, come per la manutenzione. Ad oggi il signor Lettieri non ci ha dato alcuna risposta, venendosi a creare una situazione paradossale mentre noi siamo ancora in mezzo alla strada. Al momento, come ci informa il nostro stesso sindacato, per aver un effetto concreto necessitiamo solo del supporto dei “Regionali” (sindacati). Ovviamente che siamo disposti a trasferirci, abbiamo già le valigie pronte se accadesse questo, anche al nord Italia, negli altri stabilimenti Leonardo. Il nostro unico interesse è riavere il luogo in cui abbiamo dato tempo, sangue e sudore.»

Avete al momento qualche rappresentanza sindacale che vi sostiene pienamente?

«Oltre al supporto dei territoriali, grazie all’RSU, siamo in grado ancora di farci sentire, per quanto possiamo, ma in questa situazione stiamo impazzendo, tra le attese, le promesse da marinaio, e le problematiche che abbiamo ognuno a casa nostra. Lo ripeto, siamo pronti a ricoprire, come facevamo prima, qualsiasi mansione abbia necessità il polo industriale gestito dal signor Lettieri, non vogliamo altro che tornare a lavorare. Ci appelliamo anche a far presente la nostra situazione anche ai sindacati “regionali” e “nazionali” di Fiom-Fim-Uilm, affinché una  risposta concreta arrivi. Parlandoci chiaro, abbiamo cercato anche di sensibilizzare lo stesso il signor Lettieri, con una lettera consegnata a mano al responsabile della sicurezza dove lavora ed alla sua segretaria, ma ancora nessun accenno, neanche negativo.»

Avete creato anche un hastag per sensibilizzare l’opinione pubblica, ci parla di questo?

«Oggi i social sono il nuovo motore dell’informazione, allora tramite i nostri profili social, come Facebook, abbiamo creato l’hashtag #nonmollare, in cui abbiamo inserito tutta la nostra storia, a partire dagli scioperi a Roma, oppure quando ci siamo legati , giorno e notte ai cancelli, senza mai mollare, fino ad come lo stesso hashtag dice, sperando che gli stessi social siano in grado di arrivare dove gli altri non sono stati in grado di arrivare, dandoci un aiuto reale. Forse perché siamo solo poche persone, ma dietro di noi ci sono le vite delle nostre famiglie.»

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