Intelligenza Artificiale è l’espressione introdotta per la prima volta in un convegno sull’informatica al Dartmouth College nel 1956 dove un team di 10 persone aveva come obiettivo la creazione di una macchina in grado di simulare ogni aspetto dell’apprendimento e dell’intelligenza umana. Sin dal 1936, anno di creazione del primo computer, si è puntati all’intelligenza artificiale, ma bisogna arrivare al 1950 per vedere attuata la prima rete neurale artificiale, vero primo passo per la creazione di una intelligenza quanto più vicina a quella umana. Fino a quel momento tale novità era legata soprattutto alla matematica e ai calcoli matematici nel sistema informatico. E si arriva al 2023, anno in cui l’AIMS, Information technology Artificial intelligence Management System, ha definito l’intelligenza artificiale come “La capacità di un sistema di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività”. Oggigiorno si hanno hardware e software specializzati per la scrittura e l’addestramento degli algoritmi di apprendimento automatico. L’uso di questi algoritmi in grado di imitare i diversi comportamenti a seconda degli stimoli ambientali esterni, unitamente alle reti neurali, ha portato alla nascita di sistemi intelligenti in grado di prendere decisioni, cioè effettuare scelte a seconda del contesto, ma soprattutto di imparare dai propri errori attraverso un apprendimento automatico, che può avvenire in tre modi: supervisionato, non supervisionato e per rinforzo. La differenza sta nella modalità di apprendimento della macchina, modalità che inducono alla conoscenza. In modo improprio vengono definite intelligenza artificiale le applicazioni di sistemi in grado di creare immagini, produrre audio e video ecc. Al giorno d’oggi le macchine, perché sono macchine a gestione informatica, non sono in grado di comprendere e riprodurre quelli che sono gli stati prettamente emotivi tipici dell’essere umano. Non sono in grado di provare empatia, né capire la differenza di una frase retorica in un contesto, né percepire una sottile ironia. L’intelligenza artificiale trova però applicazioni in molteplici settori: dalla comunicazione alla sanità, ai trasporti, all’industria, all’educazione, all’agricoltura ecc.
Ovviamente l’ambiziosa visione della creazione di una intelligenza artificiale ha creato non pochi problemi tecnici e sollevato non pochi dubbi e obiezioni di carattere morale, etico e sociale. Certamente questi aspetti saranno discussi ancora per decenni da scienziati e filosofi, che cercheranno di trovare un giusto equilibrio tra scienza ed etica, ma sicuramente si avrà la necessità di far nascere diverse figure di lavoratori, che andranno a sostituirsi alle tante perdite lavorative dovute all’avvento dall’intelligenza artificiale.




