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domenica, 2 Ottobre 2022

Immuni, come funziona realmente la tanto discussa app?

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Emanuele Marino
Giornalista pubblicista, nonché studente universitario iscritto alla facoltà di Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II

Dal 4 maggio sarà l’app Immuni a guidarci nella fase 2 che, seppur facoltativa, per la sua efficacia è richiesto un numero minimo di download pari al 65% della popolazione, promette di restringere il campo degli infetti evitando nuovi contagi.

L’app ha destato però molte preoccupazioni, in quanto ci si domanda quanto essa possa rispettare la privacy degli utilizzatori.
Diversamente da un sistema in grado di registrare la posizione dell’utilizzatore, è stata scelta una soluzione basata sul modello di riferimento promosso dal consorzio PEEP-PT (Pan-European Privacy – Preserving Proximity Tracing) che prevede l’utilizzo di tecnologie di prossimità, con una gestione centralizzata del dato.

Ciò vuol dire che l’app Immuni si limita a rilevare la vicinanza a un altro peer.

Immuni: pro e contro dell’app

L’app Immuni sfrutterà poi il Bluetooth dei nostri smartphones per il sistema di tracciamento scelto, ciò porterà ad una serie di vantaggi in termini di consumo energetico, disponibilità della tecnologia ed impossibilità di rivelare la posizione dell’utilizzatore.

Ovviamente il sistema dovrà risolvere alcuni punti critici, come quello dell’attivazione della radio, che essendo gestita da una applicazione potrebbe sospendere le proprie trasmissioni da un momento all’altro, senza considerare poi che l’efficacia di trasmissione dipende da moltissimi fattori, quali protezioni, pellicole, borse e materiali isolanti eventualmente presenti.
Il vantaggio fondamentale resta l’utilizzo del Bluetooth.

Se fosse stata basata su sistemi di localizzazione, l’app Immuni avrebbe potuto determinare la posizione attraverso la rete mobile, con sistemi di triangolarizzazione oppure utilizzando il segnale GPS (che si basa sulla misura dei tempi di ricezione del segnale proveniente da alcuni satelliti, pertanto richiede la presenza in campo aperto e risente dei fenomeni di riflessione causati dagli edifici che sono molto comuni in ambito urbano, con una precisione nell’ordine di una decina di metri), o ancora attraverso entrambe le soluzioni.

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