Imane Fadil. morta per un mix di sostanze radioattive

Aggiornamenti sulla morte della ragazza morta lo scorso 1 marzo, teste chiave per il caso Ruby. Si indaga ora per omicidio volontario.

La Procura di Milano sta indagando per omicidio volontario sulla morte di Imane Fadil.

La ragazza, il cui decesso è avvenuto lo scorso primo marzo, era un testimone chiave per il caso Ruby.

La causa della morte è stata confermata grazie agli esami tossicologici. La donna è morta a causa di un mix di sostanze radioattive.

Secondo le indagini, la ragazza è stata vigile fino all’ultimo momento, anche quando era ricoverata in terapia intensiva e poi in rianimazione.

Il procuratore di Milano Francesco Greco ha spiegato che durante il periodo in cui la ragazza era ricoverata presso l’ospedale Humanitas di Rozzano, l’ospedale non aveva comunicato nulla alla magistratura; e neanche il giorno del decesso è stato comunicato alcunché; questo, nonostante le cause della morte non fossero ancora state individuate con certezza.

L’ospedale Humanitas ha voluto precisare, tramite un nota diffusa, che “la paziente è stata ricoverata lo scorso 29 gennaio in condizioni cliniche molto gravi. È stata persa in carico da una èquipe multidisciplinare che ha messo in campo ogni intervento clinico possibile per la cura e l’assistenza della paziente, compresi tutti gli approfondimenti diagnostici richiesti dai curanti”.

Nel comunicato diffuso dall’ospedale si legge inoltre che al decesso della paziente, avvenuto “il 1 marzo scorso, l’Autorità giudiziaria ha disposto il sequestro di tutta la documentazione clinica e della salma. Il 6 marzo, Humanitas ha avuto gli esiti tossicologici degli accertamenti richiesti, e lo ha prontamente comunicato agli inquirenti”.

Infine l’ospedale comunica che per rispetto della privacy e dell’indagine in corso “non rilascerà ulteriori commenti su nessun aspetto di questa vicenda”.

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