Il Teatro non si ferma, l’arte è sempre in scena. Vita di un attore in quarantena

L’arte è sempre in scena anche se a sipario abbassato. Il teatro non si ferma.

Nei giorni scorsi, molteplici i teatri che hanno lanciato iniziative tramite il web per portare nelle case opere teatrali.

Se però i sipari sono abbassati e nessuno è di scena viene da chiedersi quale sia il destino degli attori in questo periodo di isolamento obbligatorio.

Le star del palcoscenico si stanno mobilitando in azioni di solidarietà e con messaggi social che invitano i fun a restare a casa, ma non tutti gli appassionati di teatro o meglio, non tutti coloro che nutrono la propria vita con quest’arte sono sotto le luci della ribalta.

In Campania sono moltissime le compagnie amatoriali e le associazioni culturali che avvicinano al mestiere dell’ attore i giovani e non solo, da cui poi spesso emergono attori di grande calibro.

Isolati gli uni dagli altri e lontani dal pubblico, cosa fanno queste persone? Come continuano ad insegnare e a prepararsi per gli spettacoli che torneranno quanto prima ad allietare tutti?

Ognuno ha trovato il suo metodo, nell’Associazione “Si Può Fare” di Mugnano di Napoli la titolare e insegnate Loredana Di Martino, ci spiega di aver messo su una vera e propria scuola di teatro on line.

La dottoressa Di Martino, già attrice professionista, è apparsa in alcune produzioni anche internazionali e nel tempo che non dedica alla professione di attrice, oltre a trasmettere ad altri la sua passione, essendo insegnante qualificata di recitazione e di dizione, scrive testi per rappresentazioni teatrali.

Nella sua associazione i giovani attori e le  giovani attrici si esercitano tramite skype, in lezioni singole o in call di gruppo in cui l’insegnante, utilizzando il metodo Stanislasky, assegna esercizi di interpretazione assegnando non un ruolo ma un’emozione a ciascun allievo.

Insegnare come portare alla luce le proprie emozioni è fondamentale per far nascere un buon attore, spiega la dottoressa Di Martino, proprio per questo, nella speranza che tutto questo finisca il prima possibile, ha chiesto ai suoi allievi, per il saggio di fine corso, di preparare un monologo o anche un dialogo per spiegare le emozioni che ha lasciato loro questo duro periodo senza però mai nominare il Coronavirus. Anche in quarantena l’arte è sempre in scena anche se a sipario abbassato.

Un’iniziativa lodevole, soprattutto se si pensa che chi parla è essa stessa un’attrice, che in questo periodo ha subito un drastico blocco delle sue attività sia da insegnante che da interprete.

Dice però di non perdere la speranza, è anzi convinta che in futuro avremo attori migliori perché le difficoltà arricchiscono la nostra anima e citando Lee Strasberg “una persona emotivamente vuota è un attore vuoto”, bisogna trarre quindi il massimo da ogni esperienza.

Se come insegnante è molto impegnata, c’è però un risvolto molto più pratico e meno spirituale nella situazione di questa associazione, ma presumibilmente di tante altre e cioè i conti da pagare e i fondi che non arrivano.

Gli attori più esperti anche se da lontano stanno già organizzando uno spettacolo da mettere in scena non appena il tutto si sbloccherà per cercare di rientrare subito dopo questa crisi.

Si ricorda infatti che, anche se si lavora in produzioni più ampie, un attore viene pagato solo ed esclusivamente se ci sono riprese o se si va in è previsto dall’INPS un aiuto una tantum per questa categoria, ma solo per chi ha già maturato nell’anno i 30 giorni lavorativi ma non per tutti tale soglia è stata raggiunta .

Ciò nonostante l’arte è sempre in scena anche se a sipario abbassato, anzi questo tempo di blocco sta dando spunto e tempo per creare nuove sceneggiature da portare sul palco al prossimo chi è di scena.

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