lunedì 11 Maggio, 2026
18.6 C
Napoli
Home Attualità Il ruggito del leone, due mesi di guerra

Il ruggito del leone, due mesi di guerra

Forse il 28 febbraio, giorno dell’attacco all’Iran nessuno avrebbe mai creduto che, due mesi dopo, il caos regnasse ancora sovrano.

0
417

Il ruggito del leone, due mesi di guerra. Forse il 28 febbraio, giorno dell’attacco all’Iran, nessuno avrebbe mai creduto che, due mesi dopo,  il caos regnasse  ancora sovrano. Forse il Presidente Trump davvero aveva creduto di poter abbattere il regime iraniano in pochi giorni. Sicuramente nelle prime ore è riuscito a decapitare l’intero asse di comando, religioso e politico, ma la   risposta bellica e sociale da parte dell’Iran è stata oggetto di una errata valutazione.  Dubbi sulla gestione e il  proseguo della guerra vengono anche da Vance, vice di Trump, che denuncia al Pentagono  la richiesta, da parte del Segretario alla Difesa Hegseth,  di un  maxi-budget da 1500 miliardi di dollari per le forze armate, perché avrebbero  sottostimato l’esaurimento delle scorte di armi americane.

Gli Emirati Arabi Uniti  annunciano l’uscita dall’OPEC

Gli Emirati Arabi Uniti, terzo produttore di greggio dopo Arabia Saudita e Iraq,  hanno annunciato l’uscita dall’OPEC e dall’alleanza OPEC+   a partire dal 1 Maggio.  Si legge nel comunicato ufficiale diffuso dall’agenzia stampa statale: “Questa è una decisione di politica energetica, presa dopo un’attenta analisi delle politiche attuali e future legate ai livelli di produzione. Alla base della decisione, una revisione completa della politica di produzione degli Emirati Arabi Uniti e della loro capacità attuale e futura che si basa sul nostro interesse nazionale e sul nostro impegno a contribuire efficacemente a soddisfare le pressanti esigenze di mercato”.
Legati dal 1967 all’OPEC, oggi si ritrovano liberi dai vincoli dalle quote  e nella possibilità di aumentare l’estrazione in autonomia.

Il Presidente Putin incontra il Ministro degli Esteri Iraniano

Il 27 Aprile il Presidente Putin ha ricevuto  il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a conferma del  rapporto che intercorre da sempre tra Russia e Iran.  Il capo della diplomazia di Teheran ha definito molto positivo l’incontro in cui sono stati  discussi vari  argomenti, dalle  relazioni bilaterali all’aggressione americana e israeliana.  E nello stallo delle trattative di pace tra Usa e Iran  Putin si è riproposto  come mediatore. Lo aveva già fatto ad inizio conflitto in cui si era proposto  di custodire il materiale fissile in possesso dell’Iran, 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%.
Offerta prontamente respinta dal Presidente Trump.  Contemporaneamente  in questa settimana,  il Ministro della Difesa  iraniano Talaei-Nik ha incontrato prima  il Ministro della Difesa russo Belousov in Kirghizistan  e poi il Ministro della Difesa bielorusso Khrenin.

Vertice straordinario a Jeddah (Gedda)

A Jeddah  (Gedda)  è stata convocata d’urgenza una riunione consultiva straordinaria dei leader del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG). Al momento non è noto l’elenco completo dei partecipanti e  non  sono stati emessi  comunicati  stampa, ma fonti diplomatiche affermano che si sta discutendo della situazione in Iran, le ripercussioni  della guerra sugli Stati del Golfo e la stabilizzazione e la sicurezza marittima dello stretto di Hormuz.

Il ruggito del leone: nuova proposta iraniana agli USA

Nei giorni scorsi Teheran ha presentato una nuova proposta  per raggiungere un accordo in tempi brevi: stop alla guerra,  la revoca del blocco navale e la riapertura dello stretto di Hormuz, rimandando ad una fase successiva  i negoziati sul nucleare.  Si attende la decisione di Trump, che la momento ancora non si è pronunciato, ma ha lasciato intendere che difficilmente accetterà la proposta.  Il negoziato resta ancora aperto con il tramite dei mediatori pakistani che incassano anche il sostegno del Qatar, che tramite il portavoce del Ministro degli Esteri Al-Ansari  dichiara: “Non abbiamo bisogno di allargare la cerchia dei negoziati. Sosteniamo la mediazione pakistana. La principale preoccupazione è la sicurezza regionale, poiché gli attacchi dell’Iran hanno messo in discussione la stabilità regionale. Serve un accordo globale”.

Il ruggito del leone: forse il 28 febbraio, giorno dell’attacco all’Iran nessuno avrebbe mai creduto che, due mesi dopo, il caos regnasse ancora sovrano.