William Schroeder. il miracolo di un cuore nuovo Un intervento a cuore aperto per salvare la vita di un uomo.

cuore artificiale
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Il 19 febbraio 1985 fu concesso per la prima volta a un paziente di nome William Schroeder di lasciare l’ospedale in cui era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico, per l’impianto di un cuore nuovo: un cuore artificiale. Trovare in breve tempo un donatore compatibile sarebbe stato molto difficile e William senza quell’intervento straordinario sarebbe sicuramente deceduto. Due anni dopo, l’uomo fu sottoposto a un altro intervento altrettanto delicato, un trapianto cardiaco. Un uomo di 52 anni che grazie a quest’azione tempestiva riuscì a sopravvivere per 21 mesi.

Il cuore che permise a William di sopravvivere per circa due anni era costituito da una pompa posta in una specie di zainetto sulla schiena. Dei tubi connettevano la pompa al cuore artificiale intratoracico. La pompa inviava ritmicamente flussi di aria a due piccoli sacchetti gonfiabili, posti nei ventricoli del cuore meccanico: i due sacchetti a palloncino, gonfiandosi e sgonfiandosi, spingevano il sangue fuori dai due ventricoli in modo analogo a quanto avviene con i circa 70 ml di sangue espulsi nell’aorta e nell’arteria polmonare, in seguito alla riduzione di volume delle camere ventricolari durante la sistole.

Anche la pompa è interna nei modelli di cuore artificiale tecnologicamente più avanzati, così come è posta all’interno dell’organismo anche la batteria. In questi modelli avanzati di cuore artificiale, la batteria viene ricaricata con la tecnica della “trasmissione di energia transcutanea”, che non richiede la penetrazione della parete toracica o addominale e minimizza il rischio di infezioni.

I materiali utilizzati per costruire le parti mobili di questi apparati sono formati ad esempio da combinazioni di titanio capaci di sopportare 100.000 mobilizzazioni all’anno per dieci o vent’anni. Interessante è anche il sistema utilizzato nei modelli più recenti per ricaricare per via transcutanea la batteria che alimenta il sistema. Stiamo parlando del cosiddetto “accoppiamento induttivo elettromagnetico”, che consiste nello sfruttamento dei trasformatori della rete elettrica nazionale per trasferire appunto energia tra circuiti elettrici differenti.

Un nuovo tipo di cuore artificiale, definito tecnicamente VAD o dispositivo di assistenza ventricolare, è stato impianto con successo nel centro italiano di Niguarda nel 1988. Si tratta di un esemplare di ultima generazione, miniaturizzato, che consente un tele-monitoraggio dei parametri 24 ore su 24. Il miglioramento tecnologico degli ultimi anni, ha permesso di trasformare il VAD da “terapia paliativa” in attesa del trapianto a “trattamento alternativo”.

Quasi completamente costruito in lega di titanio e acciaio, con una lunghezza stimata intorno ai 5 centimetri e un calibro di 1,2 centimetri. Il dispositivo funziona come una miniturbina, che assiste il cuore nella spinta del flusso sanguigno dal ventricolo sinistro verso l’aorta. Rispetto ai dispositivi impiantati fino ad oggi ha un peso contenuto, solo 100 grammi rispetto ai 300 dei suoi predecessori.

Nel nostro Paese sono 1.279 i medici specializzati in cardiochirurgia e molti di essi praticano quotidianamente trapianti di cuore. Nonostante i risultati raggiunti negli ultimi anni, la ricerca e lo studio nel settore è in continua evoluzione.

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Ambiziosa, testarda e determinata. Nata a Napoli e residente a Gallarate. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II", presentando una tesi dal titolo: "Tendenze Linguistiche del Giornalismo dalla carta al web". Iscritta dal Novembre 2016 all'Ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Campania e diplomata nel Giugno 2013 in danza classica e moderna. Sono fortemente convinta che fare il giornalista non sia una professione, bensì una vocazione!

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