11.5 C
Napoli
sabato, 4 Febbraio 2023

Il microchip

Da non perdere

Claudio Melluso
Collaboratore XXI Secolo. Medico Veterinario specialista in patologia aviare e del coniglio (Napoli).

L’identificazione degli animali d’affezione è uno strumento fondamentale per la lotta al randagismo, per il contrasto al furto di specie e razze di particolare valore, per il ritrovamento di animali smarriti e per la maggiore assunzione di responsabilità da parte di chi li custodisce. La Sanità è inoltre in grado di controllare più agevolmente la popolazione di alcuni animali da compagnia per gestire eventuali emergenze epidemiologiche.

Fino ai primi anni ’90 i cani erano identificati mediante un tatuaggio a livello di padiglione auricolare oppure di faccia interna della coscia. La procedura, piuttosto dolorosa, spesso doveva ripetersi nel corso degli anni a causa dello sbiadimento del codice. A partire dal 2012 il microchip è considerato l’unico strumento valido di identificazione, salvo tatuaggi effettuati anni addietro e perfettamente leggibili.

A tutti i cani, entro il secondo mese di vita, va obbligatoriamente impiantato il microchip. Non si tratta di una scelta del proprietario, bensì di una precisa prescrizione che, se non osservata, è sanzionabile. L’operazione può essere effettuata presso l’ASL di residenza o presso gli ambulatori veterinari autorizzati. Non è consentito movimentare un cane privo di microchip, benchè la pratica sia purtroppo abbastanza diffusa.

claudio_melluso_21_secolo_chip
Il microchip è visibile all’esame radiografico. La capsula radiopaca nell’immagine si visualizza presso la regione scapolare.

Il microchip è una capsula lunga circa 13 mm e larga 2 che si impianta nella regione sottocutanea sinistra del collo mediante iniezione. La procedura non è particolarmente fastidiosa e nella maggior parte dei casi si effettua senza ricorrere alla sedazione. Mediante un apposito lettore il transponder sottocutaneo restituisce un codice di 15 cifre con il quale, tramite l’anagrafe canina, è possibile risalire al responsabile dell’animale.

E’ bene chiarire che, a differenza di quanto molti proprietari pensano, il microchip non è un GPS, pertanto non è possibile localizzare il cane smarrito mediante un sistema satellitare.

In seguito all’applicazione del chip l’intestatario del cane si assume la piena responsabilità dell’animale e si impegna a comunicarne all’ASL entro 5 giorni il decesso o lo smarrimento ed entro 15 giorni la propria variazione di residenza, dei recapiti o di proprietà stessa del cane in caso di cessione. In alcune regioni italiane vi sono ulteriori prescrizioni quale ad esempio in alcuni comuni campani l’obbligo di un prelievo di sangue annuale per il monitaraggio epidemiologico della leishmaniosi.

L’obbligo di applicazione di microchip negli animali da compagnia è attualmente limitato al cane e alle tartarughe mediterranee del genere Testudo. Nel caso in cui sia necessario l’ottenimento del passaporto per il proprio animale da compagnia il chip diviene obbligatorio anche per altre specie quali il gatto ed il furetto.

In linea generale è consigliabile a prescindere l’identificazione univoca dei propri animali. Attualmente la pratica è divenuta sempre più comune tra gli allevatori di pappagalli ed altri uccelli di particolare valore per rendere più difficoltosa la contraffazione dei documenti che autorizzano la detenzione degli esemplari e la compravendita di animali rubati.

Impiantare il microchip anche ai gatti è utile in caso di fuga o di soggetti che abbiano accesso all’esterno e che hanno la possibilità di smarrirsi o essere accalappiati dal servizio veterinario delle ASL. Va ricordato, infine, che poiché l’abbandono dei gatti è molto più agevole visto l’elevato numero di meticci facilmente confusi con randagi, il microchip è un metodo piuttosto efficace per responsabilizzare i custodi dell’animale.

image_pdfimage_print

Ultimi articoli