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giovedì, 20 Gennaio 2022

Il Giardino Dei Semplici al teatro Cilea

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Elvira Puglisi
Nasce Elvira ma per tutti è Elvia: specializzata in Cinema al DAMS di Roma, coltiva instancabilmente le sue grandi passioni ovvero cinema, teatro e naturalmente la scrittura. Si diletta sul palco e pasticcia in cucina, scrive recensioni e articoli.

Si è tenuta ieri, 11 aprile, l’unica data partenopea per il Tour 2014 de Il Giardino Dei Semplici al Teatro Cilea di Napoli. La band, con alle spalle 40 anni di carriera, ha onorato le proprie origini artistiche e personali nella sua città natale con uno show di due ore, attraverso il quale ha ripercorso tutte le tappe della sua esperienza musicale: dai primi successi agli inizi degli anni ’70, passando per il ricordo del Festivalbar, di Sanremo e di tutti gli artisti che li hanno affiancati e con i quali hanno collaborato, fino ai brani dell’ultimo album “Argento vivo”. Il Gds, come amano chiamarli i fans, canzone dopo canzone, aneddoto dopo aneddoto, hanno riportato in vita i momenti più importanti del loro viaggio.

Non è mancata occasione per esaltare la ‘napoletanità’, come ha più volte ribadito il tastierista Andrea Arcella, attraverso omaggi alla tradizione musicale partenopea riarrangiata in chiave pop rock. Sul palco oltre alla formazione attuale del Gds, ovvero Andrea Arcella, Luciano Liguori, Tommy Esposito e Savio Arato, si sono succeduti diversi ospiti come Peppe Cirillo, ‘chansonnier’ della canzone melodica napoletana; Luigi Libra; Martina Liguori, figlia di Luciano, assieme al coro degli allievi della scuola di canto moderno della band e il duo Giada e Francesco, con la sanremese “Turu Turu”, che porta la firma della band stessa. “M’innamorai”, “Miele”, “Concerto in La minore”, “Grande Grande”, sono alcuni dei successi che il Gds ha riproposto durante l’evento. Luciano Liguori, voce e basso della band sin dagli inizi, ci parla del tour e dell’esperienza musicale del Gds nel corso degli anni:

Il Giardino Dei Semplici, pietra miliare della tradizione melodica italiana, nasce negli anni ’70: com’era la scena musicale dell’epoca? Quali ricordi avete dei vostri esordi?

«Siamo stati scoperti e messi insieme per caso da Gianni Averardi, il primo batterista della band, sostituito poi nell’80 da Tommy Esposito. Ci siamo formati e abbiamo iniziato ad esibirci in zona Vomero (Quartiere di Napoli – ndr): Andrea, il tastierista; e Gianni si sono incontrati per primi, poi è subentrato Gianfranco, chitarrista, fino al 2012; infine io. I nostri primi produttori furono Savio e Bigazzi, parolieri di alcuni tra i più grandi successi italiani e membri degli Squallor. Di loro conservo un bellissimo ricordo, hanno fatto la storia della musica italiana, hanno scritto canzoni come Cuore matto, Maledetta primavera, oltre a creare quella gabbia di matti che erano gli Squallor, concepiti come una valvola di sfogo. Ricordo che Savio arrivava col nastro sottobraccio, si sceglieva un tema e da lì a ruota libera si registrava tutto come veniva. Era un’epoca forte.»

Dai concerti in piazza agli show in teatro: qual è la differenza tra i due? Come cambia il pubblico?

«Noi nasciamo come band da concerti all’aperto, nelle piazze, dove il pubblico è molto variegato: dalle nonne alle nipoti, per intenderci, e li il pubblico non vuole annoiarsi, anzi se dopo due o tre pezzi non è soddisfatto si rischia di dover andar via. A teatro si acquista il biglietto per ascoltare musica, dunque si spendono soldi, che in tempi di crisi è un lusso, quindi il pubblico sta lì seduto per sentire le tue canzoni e devi offrirgli tutto il repertorio. Però vedere la sala quasi piena è una soddisfazione.»

Avete attraversato 40 anni di storia della musica italiana, collaborando con numerosi artisti. Come sono cambiati i tempi? Cosa ne pensate della scena attuale?

«Nel corso degli anni abbiamo effettuato diverse collaborazioni artistiche. In tempi recenti ad esempio, in occasione del Giubileo, abbiamo pubblicato un disco di inediti “Canta e cammina”, con testi di monsignor Bruno Forte e la musica di Strofaldi. Per la messa in scena al Palapartenope di Napoli in forma di musical sacro, abbiamo coinvolto artisti dell’attuale scena musicale campana come Ciccio Merolla alle percussioni e Marco Zurzolo al sax. Abbiamo collaborato anche con Gigi D’alessio, il quale è legato alla nostra musica, come a tutta la musica melodica italiana nata all’epoca nostra, come fonte di ispirazione, poiché è nella tradizione melodica leggera italiana che la sua musica ha le radici. A volte poi non si ha la tenacia di continuare, si perde la volontà o non si crede abbastanza in un progetto. Come il caso di Giada e Francesco, che ebbero un grosso boom con Turu Turu, un’idea di Tommy Esposito in veste di produttore. Giada, figlia di Gianfranco Caliendo, e Francesco all’epoca erano ragazzini e bruciarono la carta Sanremo. Abbiamo scoperto poi che la canzone fu record di vendite anche in Spagna e in Brasile e cover in America latina. Ma non ci fu la volontà di continuare,  anche da parte di chi ne curava il marketing. Fu persa una grande occasione.»

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