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giovedì, 20 Gennaio 2022

Il fantasma goloso del Gran Caffè Gambrinus

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Un fantasma del tutto fuori dal comune quello che infesta uno dei locali più celebri di Napoli.

Napoli, considerata fin dai tempi antichi come la culla di misteri e delle leggende, attira da sempre turisti da tutto il mondo.

Il fascino esoterico della città partenopea è ricco di storie di fantasmi, spesso dal carattere tormentato,  angosciato o macabro… ma non del tutto.

C’è infatti una leggenda, racchiusa intorno al più che celebre Gran Caffè Gambrinus, fondato nel 1860 ma inaugurato solo nel 1890 in piazza Trieste e Trento, che narra del fantasma di una bambina.

Una storia che si discosta dal classico scenario che vede come prototipo del fantasma, un fantasma travagliato da una violenta morte o dall’essere ancora bloccato su questa terra da conti in sospeso. No, questa storia racconta del fantasma di una bambina golosa, che si aggira nel famoso locale, che un tempo è stato meta di illustri intellettuali e artisti.

La leggenda è così vivida all’interno del panorama partenopeo e dello stesso locale storico, che questa vi è riportata proprio sul sito ufficiale del Gran Caffè Gambrinus.

Il fantasma della piccola golosa sarebbe vissuto intorno ai primi anni del 1900, secondo un’ipotesi basata sul abbigliamento descritto nelle tantissime testimonianze.

Secondo la leggenda, il fantasma della bambina apparirebbe maggiormente intorno al mese di novembre, quando nei laboratori del bar iniziano le lavorazioni dei primi dolci natalizi in attesa delle feste.

In particolare, secondo i racconti, il fantasma sarebbe particolarmente attratto da un particolare dolce: il torrone.

Sono in tanti ad aver visto questa bambina, felice e sorridente, girovagare tra i tavoli e i clienti, in cerca delle barrette di torrone.

I gusti del piccolo fantasma potrebbero, però, non essere del tutto casuali; infatti, la frutta secca, di cui i tipici torroni napoletani sono fatti, è considerata il cibo dei defunti e secondo la tradizione, durante le feste, questa viene appositamente lasciata sulle tavole per far banchettare anche i cari estinti.

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