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martedì, 9 Agosto 2022

Il curioso caso di Russell Westbrook

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Alessandro Montano
Aspirante giornalista sportivo distante un pallone dalla normalità. Crede in un Calcio fatto di domeniche in gradinata e di partite "sventurate" tra amici. Passione, divertimento e spirito di aggregazione la Trinità da rispettare. Sogna di diventare una delle grandi voci della comunicazione sportiva.

Stanotte si è appena conclusa la Regular Season 2014-2015, lasciando spazio ora alla fase finale della stagione, quella dei Playoff. Tra facili previsioni ed inaspettate sorprese, il tabellone comprendente sia la Western che la Eastern Conference ha preso finalmente forma.

Eppure, se diamo un’occhiata alla parte Ovest, noteremo che tra le otto squadre partecipanti mancano gli Oklahoma City Thunder che, dopo cinque anni, mancheranno ai Playoff.

Il playmaker dei Thunder è però un tale Russell Westbrook. Ecco, per chi non ne fosse a conoscenza, questo ragazzo classe 1988 ha appena concluso una stagione con delle stats non propriamente umane. E’ stato, infatti, il maggior realizzatore di Lega con una media punti di 28.1 ed ha realizzato ben 11 triple doppie.

Secondo la critica sportiva mondiale, la lotta per il titolo di MVP dovrebbe essere affar suo e di James Harden, guardia degli Houston Rockets, ma con i Thunder esclusi dalla parte cruciale della stagione, il premio potrà ancora essere ambito dal giovane Russell?

Ad onor del vero, occorre sottolineare una cosa: essere il migliore della tua squadra, non vuol dire di conseguenza esserne il trascinatore. Ecco, chiariamo questo concetto.

Per carità, le sue doti atletiche, la sua verticalità e la sua voglia di vincere lo rendono una macchina, un atleta che sembra usare il proprio corpo come se non fosse tale. Eppure, nonostante risulti uno splendido individualista, appare ancora come una mina vagante, come un giocatore devastante e a tratti paurosamente implacabile, ma che a volte mostra ancora lacune di carattere difensivo e una non completa maturità nel farsi carico di una squadra già orfana di Kevin Durant.

Con questo non vogliamo dire che Russell Westbrook sia un giocatore sopravvalutato. E’ un giocatore fenomenale, che in questa stagione ci ha fatto divertire regalandoci numeri e prestazioni da fenomeno indiscusso. Insomma, ai recenti All Star Game è stato ad una sola lunghezza di distanza dal record di 42 punti realizzati nell’edizione del 1962 da Wilt Chamberlain. E ciò nonostante, Westbrook in pochi stralci di partita, durante il primo tempo, ne ha messi a referto 27, segnando comunque un nuovo record assoluto dell’NBA All Star Weekend.

Ciò che vogliamo dire è che il ragazzo in questione ha tutte le carte del mazzo, jolly compresi, per dominare nella Lega non solo come entità individuale, ma come leader di una squadra che, con un Durant in più ed una maggiore clemenza da parte della dea bendata, potrebbe davvero diventare una delle maggiori contendenti al titolo finale.

Concludiamo chiarendo un ultimo punto interrogativo. Russell Westbrook è da MVP? Con uno Stephen Curry proveniente da un altro universo e con un James Harden leader e trascinatore dei lanciatissimi Houston Rockets, Westbrook non è sicuramente il favoritissimo al riconoscimento finale, ma si sa, nello Sport esiste solo una regola: mai dire mai!

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