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lunedì, 29 Novembre 2021

Il crocifisso in classe: arriva la sentenza della cassazione

E' una delle questioni più discusse di sempre all’interno della società, ora la corte di cassazione ha trovato una giusta soluzione.

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Il crocifisso in aula non è discriminatorio” – questa è la sentenza definitiva della corte di  Cassazione su un argomento in auge da anni in Italia.

Negli anni venti, l’esposizione del crocifisso in un aula scolastica faceva parte dell’uso quotidiano del vivere civile; man mano però sono emersi pareri contrastanti in merito all’esposizione del crocifisso.

Sarà che negli anni la politica di accoglienza in Italia ha fatto si che ci fossero più persone che professassero una diversa religione, non sono mancati quindi episodi di incomprensione tra i vari cittadini che hanno portato a vere e proprio dispute verbali anche violente all’interno del sistema scolastico.

La questione dell’affissione del crocifisso è un argomento che da anni trova le più diverse posizioni in merito: c’è chi si è sentito offeso dal simbolo del cristianesimo, chi lo ritiene un simbolo inoffensivo perché passivo, chi crede che si debba imporre invece poiché c’è una maggioranza di credenti cristiani in Italia, chi invece crede che nel rispetto delle altre religioni il simbolo debba  stare in disparte.

La questione religiosa fa da sempre parte del contesto politico-culturale della società, è proprio negli ultimi anni che si è acuita a causa di un professore che ritenendosi offeso dal simbolo del crocifisso non ha svolto il suo lavoro, chiedendo poi un risarcimento danni allo stato. Da allora la questione è stata portata dinnanzi alla Corte suprema, che oggi si è espressa definitivamente.

Per i giudici della Cassazione la circolare che imponeva il crocifisso non era “conforme al modello e al metodo di una comunità scolastica dialogante che ricerca una soluzione condivisa nel rispetto delle diverse sensibilità” , però anche chi si trovava in un aula scolastica e professasse una diversa religione non era in alcun modo discriminato secondo la Corte e quindi non sarebbe stata condizionata in alcun modo la libertà di espressione.

La soluzione è stata trovare un compromesso fra le due posizioni, con la sentenza 24414/2021 pubblicata ieri :

L’aula può accogliere la presenza del crocifisso quando la comunità scolastica interessata valuti e decida in autonomia di esporlo, eventualmente accompagnandolo con i simboli di altre confessioni presenti nella classe e in ogni caso ricercando un ragionevole accomodamento tra eventuali posizioni difformi”.

La sentenza di ieri precisa inoltre che “la laicità italiana non è “neutralizzante“, cioè non nega le peculiarità e le identità di ogni credo e non persegue un obiettivo di tendenziale e progressiva irrilevanza del sentire religioso, destinato a rimanere nell’intimità della coscienza dell’individuo”.

A parere di monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei: “i giudici della Suprema Corte confermano che il crocifisso nelle aule scolastiche non crea divisioni o contrapposizioni, ma è espressione di un sentire comune radicato nel nostro Paese e simbolo di una tradizione culturale millenaria. La decisione della Suprema Corte applica pienamente il principio di libertà religiosa sancito dalla Costituzione, rigettando una visione laicista della società che vuole sterilizzare lo spazio pubblico da ogni riferimento religioso. In questa sentenza la Corte riconosce la rilevanza della libertà religiosa, il valore dell’appartenenza, l’importanza del rispetto reciproco.”

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