Il corsivo è andato in disuso come la scrittura a mano e la calligrafia. Questo è quanto emerge dagli studi scientifici effettuati negli ultimi anni. Nelle scuole l’avvento della tecnologia e del digitale con l’uso sempre più frequente di materiale didattico ad essa collegato (tablet, computer e smartfhone) ha portato i ragazzi a non saper più scrivere in corsivo, né porre attenzione ad avere una grafia bella. Ed è esattamente all’abolizione dell’insegnamento della calligrafia che si fanno risalire le problematiche che, a catena sempre più importanti, stanno interessando i più giovanissimi. L’uso sempre più frequente della scrittura a stampatello ha creato problemi nei più giovani con la cosiddetta disgrafia. Recenti studi hanno dimostrato correlazioni dirette tra disgrafia e mancanza di esercizi di pregrafismo e di insegnamento al corsivo. Uno studio canadese, eseguito dall’Università della Columbia Britannica, ha evidenziato che “la scrittura di un testo a stampatello attiva solo l’emisfero sinistro del cervello, mentre il corsivo attiva anche quello destro: con il corsivo non si accende solo la parte legata alla ragione e al pensiero, ma anche un parte che spesso oggi risulta bloccata, quella emotiva”. Una ricerca della Dott. Rossana Lunari, psicomotricista neurofunzionale, esperta DSA, arriva ad affermare che “usando la tastiera di un pc si attivano solo alcune aree del cervello, mentre nel caso in cui si scrive a mano libera in corsivo sono impegnate tutte le aree del cervello”. Alla Princeton University e UCLA sono giunti alla conclusione che “scrivere a stampatello risulta essere più veloce, ma chi scrive a mano ha una migliore comprensione del contenuto e tende a memorizzare le informazioni scritte”. Virginia Berninger, ricercatrice presso l’università di Washington, aggiunge che “I bambini che scrivono a mano libera producono più parole e più rapidamente di quanto facciano coloro che scrivono su una tastiera. Inoltre, rispetto a questi ultimi, mostrano una maggiore ricchezza di idee”.
Il corsivo fin dalla prima infanzia
Il corsivo fin dalla prima infanzia risulta essere un esercizio fondamentale per lo sviluppo cognitivo e motorio dei bambini. Dal mantenere una matita per colorare con l’intero palmo della mano ad avere una manualità più mirata con una penna, quindi con due dita, il bambino si trova in un percorso di apprendimento sia fisico che mentale. Ed è questo percorso che porta il bambino a dover prestare sempre più attenzione a quanto scrive, una concentrazione che la scrittura a stampatello e i correttori automatici, non richiedono. Questo sviluppo dell’attenzione comporta nel bambino anche una maggiore capacità di ascolto e quindi di interazione con le persone. Inoltre, nei testi scritti da bambini che usano il corsivo e la scrittura a mano, si riscontra una capacità ad argomentare, comprendere un testo, saperlo riassumere e poi esporre con chiarezza che è risultato carente, e a volte totalmente mancante, nei bambini che hanno avuto un percorso di apprendimento e studio solo con l’uso della scrittura a stampatello o digitale.
La necessità del ritorno al corsivo e alla scrittura a mano
La necessità del ritorno al corsivo e alla scrittura a mano si basa anche sui principi stessi dell’uso della scrittura manuale. Primo fra tutti l’ufficialità dei documenti, che, come nei testamenti olografi, hanno valore giuridico insindacabile. Ed è solo con la scrittura a mano che viene espressa la vera personalità dello scrivente, la precisione, la finezza e la raffinatezza che non si possono ritrovare nella scrittura a stampatello o in un testo digitato al pc.





