Il coro delle lavandaie del Vomero, ipnosi e protesta La prima canzone della tradizione napoletana. Un canto di protesta contro l'usurpazione delle terre a carico delle dominazioni stranierie.

il coro delle lavandaie

Tra ipnosi rituale e storia dalle profonde radici, ” il coro delle lavandaie del Vomero”.

Diventato conosciuto e famoso grazie a ” La Gatta Cenerentola” di Roberto De Simone, regista teatrale e tra i più grandi musicologi italiani, il coro delle Lavandaie resta uno dei testi musicali della storia della canzone napoletana, che è fuoriuscito per magia e vibrazione melodica, dalla dimensione popolare.

Tale canzone fu inserita nella Gatta Cenerentola, che tra le cose completava in modo magistrale il lavoro di ricerca musicale cominciato dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare, dal 1967 al 1974. Ma non solo, il canto è stato inserito  a più riprese ne “Il Decameron” di Pier Paolo Pasolini del 1971 e più recentemente nel film Passione di John Turturro che ha dato vita ad una suggestiva scena musicale intonata acapella  ambientata all’interno della Piscina Mirabilis di Bacoli.

Ma qual è la storia di questo testo così caro alla tradizione napoletana?

Il canto è davvero antichissimo. Secondo accurati studi filologici è uno dei primi documenti della lingua napoletana, un canto risalente al XII/XIII secolo. Si dice che esso fu utilizzato per protestare contro la promessa mancata di Alfonso d’Aragona, di ridistribuire le terre.

”Tu m’aje prummise quatte muccatora
oje muccatora, oje muccatora!
Io so’ benuto se, io so’ benuto
se me lo vuo’ dare,
me lo vuo’ dare!”

I quattro ” fazzoletti” muccatora in napoletano antico, sono da interpretare come fazzoletti di terra, terra usurpata dalla dominazione straniera e il riferimento territoriale poi al Vomero è da attribuire alla provenienza delle lavandaie stesse e non come luogo in cui avveniva l’effettivo lavaggio, anche perché in quella zona all’epoca non vi erano corsi d’acqua disponibili.

Le lavandaie si recavano di fatti presso il fiume Sebeto o nelle zone della Maddalena.

Si narra inoltre che la ‘nenia’ incalzante e incantatoria giunse all’orecchio di Giovanni Boccaccio che come sappiamo trascorse a Napoli molto tempo.

Il Canto delle Lavandaie del Vomero, si configura quindi come una delle prime canzoni napoletane rinvenute, insieme all’altro testo ad esso contemporaneo ” Jesce sole”, canto di invocazione pagana e con un probabile riferimento all’imperatore Federico II.

”Jesce jesce sole
scajenta ‘Mperatore
scanniello mio d’argento
che vale quattuciento”

 

Non mancano le contaminazioni, le più recenti e moderne mash up che vedono l’antichissimo coro, fare da sfondo a tappeti musicali contemporanei, strizzando l’occhio ad un pubblico più giovane.

E proprio per tale motivo, risulta certo affermare che ancora una volta la musica popolare non afferisce meramente alla storia di un dato luogo, o storia, ma racchiude in sé un potenziale artistico tale, da poter comunicare in continui rimandi con forme e tempi anche attuali.

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