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giovedì, 23 Settembre 2021

Il caffè e la caffettiera: passione e tradizione

Domenico Modugno nella sua canzone “O ccafè” diceva: “Ah, che bellu cafè, sulo a Napule ‘o sanno fa’ e nisciuno se spiega pecché è ‘na vera specialità!”

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Caffè napoletano: una lunga tradizione

Come ben sappiamo Napoli è ricca di tradizioni, ma il caffè è una vera e propria filosofia di vita partenopea, che fa parte della quotidianità dei napoletani.

Il caffè a Napoli l’ha introdotto verso il 1770 Maria Carolina D’Asburgo che, sposando Ferdinando IV di Borbone, l’ha fatto diventare un rituale che oggi tutti conosciamo.

Fino a quel periodo, i napoletani non amavano la bevanda perché associavano il colore nero alla sfortuna.

A scuola di… caffè

La caffettiera Napoletana (attenzione non la classica Moka!) è stata inventata due secoli fa, nel 1819, non a Napoli ma da un francese di nome Morize e, poi è stata diffusa in tutta Italia come utensile per preparare in casa la squisita bevanda.

Solo verso la metà del XX secolo Alfonso Bialetti ha brevettato la moderna e sicuramente più conosciuta Moka che pian piano entrata nelle case degli italiani perché più facile e veloce da utilizzare.

La caffettiera Napoletana viene chiamata “cuccumella”, diminutivo del termine latino cucuma, che significa “vaso di rame o terracotta”.

La cuccumella oggi è ancora prodotta nel suo aspetto originale anche se il rame è stato sostituito dall’alluminio e in acciaio per essere utilizzata anche sulle piastre ad induzione.

La preparazione del caffè per il napoletano è un vero e proprio rito, il quale dedica particolare attenzione. La cuccumella è molto particolare, sia d’aspetto che di utilizzo.

In particolare ha, a differenza della Moka che è ottagonale, una forma tonda ed è composta da quattro elementi:

  • Serbatoio: è dove viene messa l’acqua
  • Contenitore: è dove mettiamo il macinato in polvere e va incastrato all’interno del filtro dell’acqua.
  • Il filtro: dove viene trattenuta la polvere di caffè.
  • Serbatoio: si incastra sopra quello dell’acqua ed è dove va a finire il caffè pronto.

Un componente aggiuntivo è il Cuppetiello, il quale ha lo scopo di conservare meglio l’aroma mentre scende nel serbatoio.

Altro non è che un piccolo pezzo di carta piegato a forma di cono posto a coprire il foro del beccuccio, da togliere al momento di versare la bevanda.

Il caffè napoletano, come ogni cosa tradizionale napoletana, ha un po’ di magia. A Napoli il caffè è più buono, ma nessuno sa spiegare con certezza il motivo.

C’è chi dice che il segreto sia l’acqua, chi la macinatura , per cui la tostatura avverrebbe in un momento preciso, dopo qualche giorno di riposo dei chicchi, favorendo un’estrazione più intensa degli aromi.

Il caffè, dunque, è un rito a cui nessuno può rinunciare. Per far sì che tutti possono apprezzarlo, i napoletani hanno dato il via alla tradizione del caffè sospeso.

Questa tradizione consiste nel pagare un secondo caffè, appunto sospeso, anziché chiedere al barista di ricevere indietro il resto, offrendo di fatto agli avventori in difficoltà della giornata una bella tazzina di caffè napoletano.

 

 

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