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domenica, 5 Febbraio 2023

Il boss Cimmino racconta: Così comandavamo al Cardarelli

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Il boss Cimmino racconta: Così comandavamo al Cardarelli. Tante ricchezze accumulate nel tempo e mille malefatte. In primo piano le perizie cliniche che gli hanno probabilmente consentito vantaggi patrimoniali ma anche degli appalti nella sanità.
Luigi Cimmino, il boss del Vomero continua a collaborare con la giustizia. Messo alle strette dalle indagini dei pm Celeste Carrano e Henry John Woodcock, sotto il coordinamento dello stesso procuratore Gianni Melillo, Cimmino decide di confermare la sua scelta collaborativa.
Secondo quanto riportato da Il Mattino, ai pm dice: «Ho iniziato la mia attività criminale quando avevo 13 anni, quando facevo rapine assieme ai miei coetanei», secondo quanto emerge dal verbale depositato ieri mattina nel corso dell’udienza sul racket agli ospedali collinari, a carico di un pezzo di presunto malaffare vomerese e legato (o subordinato) alla cosiddetta Alleanza di Secondigliano».
Poi il Cardarelli. Le accuse vanno a Luigi Vitale.  Lui pronto a gestire e controllare due appalti nel Cardarelli: si tratta di lavori per 50 milioni di euro. in ballo il rifacimento di alcuni padiglioni interni al principale ospedale del sud Italia; e una seconda tranche per la realizzazione di un parco tematico ricreativo all’esterno del nosocomio.
Due lavori per i quali sarebbe stata versata una tangente da 400mila euro, che sarebbe finita nelle tasche del clan Cimmino, al punto tale da creare tensioni in seno all’organizzazione criminale del Vomero.

Il boss Cimmino e il Cardarelli: Controllo anche delle onoranze funebri nell’ambito ospedaliero

Verifiche in corso da parte della Dda di Napoli. Racket per quelli che Cimmino definisce :«schiattamorti». Si parla di due note agenzie di pompe funebri che lavoravano per il trasporto dei defunti in ospedale: «Pagavano in cambio del privilegio di lavorare negli ospedali, così non si uccidevano tra di loro».
Agli atti anche una bomba molotov in via Pigna, che ha recentemente distrutto un capannone di un imprenditore costretto a versare 160mila euro («… a quelli di Soccavo»); al racket sulle bancarelle di Antignano e sui lavori di restauro dei palazzi Liberty al Vomero e a mille altri episodi di criminalità. Siamo solo all’inizio.
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