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sabato, 3 Dicembre 2022

Il 23 settembre 1985 veniva assassinato Giancarlo Siani

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Eva Maria Pepe
Laureata in Lettere classiche, ama l'arte, la letteratura, i viaggi. Il suo più grande sogno è diventare scrittrice.

Un ragazzo con un sogno. E’ questo il pensiero che ci viene in mente quando ci ricordiamo di Giancarlo Siani, il giovane cronista napoletano ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985. Oggi lo commemoriamo pensando al suo sogno: una terra libera dai soprusi delle mafie. La lotta di Giancarlo per la legalità avveniva nel fare informazione, nel rendere nota la verità. Solo conoscendo realmente un male, possiamo arrivare a distruggerlo.

Un ragazzo normale

Giancarlo Siani era nato il 19 settembre 1959 in una famiglia benestante della zona collinare di Napoli. Dopo gli studi presso il liceo Classico G.B. Vico, si iscrisse alla facoltà di Sociologia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Iniziò a collaborare presso alcune testate giornalistiche occupandosi di società ed emarginazione. Quando iniziò a collaborare con la testata Il Mattino, Siani iniziò ad occuparsi di cronaca nera, più di preciso di camorra.

L’impegno contro le mafie

Erano gli anni successivi al Terremoto dell’Irpinia del 1980, anni particolari, in cui la camorra troppo spesso allungava le mani sui soldi pubblici destinati alla ricostruzione, con la complicità di una politica malata. E la penna sincera di Giancarlo andava con estremo coraggio sui meccanismi più brutti della camorra, sui piani più contorti. Scrivendo nomi, cognomi, Siani mostrava a tutti il terribile teatro dell’ingiustizia e i suoi copioni. Si occupò delle vittime, dei baby spacciatori e dei baby killer, reclutati nelle strade più buie e degradate della città.

La sua prosa diretta spiegò nel suo ultimo articolo che il boss oplontino Valentino Gionta era stato arrestato a causa di una probabile soffiata che alcuni membri del clan Nuvoletta fecero ai Carabinieri.  La pubblicazione dell’articolo fece arrabbiare i Nuvoletta che, agli occhi degli altri boss, facevano la figura degli “infami”, ossia di coloro che intrattenevano rapporti con le forze di polizia. Da quel momento si decise di uccidere il giovane cronista.

Il 23 settembre 1985

La sera del 23 settembre 1985 alle 20.50 circa, Giancarlo Siani, di ritorno dalla sede de Il Mattino, parcheggiò la sua Citroen Mehari, di colore verde, davanti alla sua abitazione, in via Vincenzo Romaniello, nel quartiere Arenella. Improvvisamente avanzarono due killer col volto scoperto e lo uccisero con 10 colpi di pistola, per poi scappare a bordo di uno scooter.

Un omicidio, un sacrificio di un ragazzo normale, che aveva solo voglia di dire la verità. Abbiamo il dovere morale di ricordarci di Giancarlo, di raccontare la sua storia a quelli che verranno. Un ragazzo per bene, che con la sua penna ha cercato di recuperare coloro che forse potevano ancora salvarsi e di preservare quelle tante persone oneste che non avevano nulla a che fare con le mafie. Dopo trentacinque anni, oggi, sentiamo ancora il rumore di quegli  stessi spari. Il rumore, l’eco da essi prodotto non deve intimorirci, ma dev’essere un richiamo per tutti noi a continuare a lottare contro le mafie e ad andare avanti.

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