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martedì, 31 Gennaio 2023

23 ottobre 1958: le vicissitudini del Nobel a Boris Pasternak

Il 23 ottobre segnò l’inizio e la fine della carriera letteraria di Boris Pasternak, ingiustamente punito per non si sa bene cosa. Ancora oggi, è questo il punto: cosa fece di tanto scabroso il poeta russo per subire tali angherie?

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Il 23 ottobre 1958 al celebre poeta russo Boris Pasternak venne conferito il premio Nobel per la letteratura.

Una data importante che segnò all’epoca e ancora oggi riscuote, un grande successo.

Un nobel agognato e al contempo problematico

Boris Pasternak, conosciuto per un’opera che rappresenta un colosso mondiale: Il dottor Zivago, inizialmente “solo” un romanzo, diventato poi un film di rilevanza mondiale, ottenne il Nobel dopo varie vicissitudini.

In realtà, l’attribuzione del Nobel, avvenuta ufficialmente il 23 ottobre del 1958, registrò diversi “incidenti di percorso”.

Il problema principale era la militanza del celebre poeta russo al Partito Comunista; la cosiddetta URSS, non prese di buon occhio tale decisione, definendola estremamente negativa. 

Lo stesso Pasternak, dichiarò di essere imbarazzato per quel Nobel tanto discusso, avvolto in un velo di mistero che lo accompagnò fino alla morte.

Ricordiamo che tutto ebbe inizio quando l’autore russo comunicò alle fila dell’URSS la decisione di voler pubblicare il proprio romanzo, al quale aveva lavorato ben dieci anni.

Il poeta russo consegnò il manoscritto alle principali riviste letterarie, nonostante esso fosse considerato inaccettabile per le idee ivi contenute.

Nell’autunno del 1957 il romanzo fu pubblicato, tradotto in lingua italiana dall’editore milanese Giangiacomo Feltrinelli. L’anno dopo il romanzo venne pubblicato all’estero in lingua russa, e ne apparvero traduzioni in inglese, tedesco e in altre lingue.

La decisione di conferire il premio nobel a Boris Pasternak, come principale esponente della poesia russa, arrivò dopo molto tempo, anche se le conseguenze per il famoso e tormentato poeta russo, furono dure da accettare e subire soprattutto.

Pasternak fu espulso dall’Unione degli Scrittori, di cui era membro, ma non solo: l’assemblea generale degli scrittori moscoviti del 31 ottobre chiese al governo centrale di privare Pasternak della cittadinanza sovietica e di espellerlo dal paese.

23 ottobre 1958: la fine di uno scrittore

In queste condizioni Pasternak, spinto dalle persone a lui care, fece pubblicare una lettera in cui rifiutava il premio e chiedeva al governo il permesso di rimanere in URSS.

Una situazione non facile quella del “padre” di uno dei romanzi più letti di sempre. 

Quel 23 ottobre del 1958, oggi ricordata come data importante, in particolar modo in ambito letterario, diede il via ad una serie di tormenti per il poeta russo. 

Quello di Pasternak non fu un Nobel rifiutato, ma negato. L’intellettuale russo fu costretto a rifiutare l’ambito riconoscimento, ritrovandosi in una situazione emotivamente e socialmente deleteria.

Il periodo successivo alle varie vicissitudini di natura politica infatti, il – dopo Nobel – fu duro da sopportare, per il poeta, fortemente demoralizzato e fisicamente decadente.

Una posizione definibile quasi “dantesca” quella di Pasternak, che non si schierò mai a favore, né espresse mai il dissenso nei confronti della politica del proprio paese.

Il celebre poeta italiano, Dante Alighieri all’interno de La Divina Commedia, utilizzò l’allegoria del – limbo – per dare voce e in qualche modo concretizzare tali atteggiamenti. Proprio come accadde al poeta russo.

Il 23 ottobre segnò l’inizio e la fine della carriera letteraria di Boris Pasternak, ingiustamente punito per non si sa bene cosa. Ancora oggi, è questo il punto: cosa fece di tanto scabroso il poeta russo per subire tali angherie?

Il Nobel gli fu affidato per poi costringerlo a rifiutarlo, e di conseguenza mettere da parte se stesso, la propria identità e ciò che il suo popolo più amava dei suoi romanzi.

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