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mercoledì, 19 Gennaio 2022

Il 16 marzo 1978 Aldo Moro veniva rapito in via Fani

Quarantatrè anni fa una delle pagine più brutte della storia italiana. Nell'agguato di via Fani le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro e uccisero cinque persone della sua scorta

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Eva Maria Pepe
Laureata in Lettere classiche, ama l'arte, la letteratura, i viaggi. Il suo più grande sogno è diventare scrittrice.

Quarantatrè anni fa, ovvero il 16 marzo 1978, le Brigate Rosse, gruppo terroristico che ha operato in Italia dal 1970 al 1988, rapirono Aldo Moro, presidente del partito “Democrazia Cristiana”. A morire nell’attentato tutti i membri della scorta del politico. Il rapimento di Aldo Moro durò 55 giorni e rappresenta una delle pagine più dolorose della storia dell’Italia.

Il 16 Marzo 1978: un momento cruciale

La mattina del 16 marzo 1978 Aldo Moro usciva dalla sua abitazione, sita in via Mario Fani, a Roma, per dirigersi alla Camera, dove avrebbe dovuto votare la fiducia per il quarto governo con a capo Giulio Andreotti. Il momento era cruciale perchè per la prima volta dal 1947, il Partito Comunista Italiano avrebbe concorso direttamente alla maggioranza parlamentare a sostegno del presidente del Consiglio.

La strage di via Fani

Le Brigate Rosse bloccarono l’auto di Moro all’incrocio tra via Fani e via Stresa. Erano le nove del mattino e a bordo dell’auto, una Fiat 130, insieme ad Aldo Moro, c’erano anche il maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi e l’appuntato Domenico Ricci.

Dietro c’era un’Alfetta con a bordo la scorta del politico: il vicebrigadiere della Pubblica sicurezza Francesco Zizzi, con i colleghi Giulio Rivera e Raffaele Iozzino. In soli tre minuti i terroristi freddarono gli uomini della scorta e rapirono Aldo Moro. Dopo qualche minuto le Forze dell’Ordine ricevettero una telefonata anonima in cui venivano informati sull’agguato di via Fani.

Il racconto di Paolo Frajese

Tragica quanto indimenticabile la telecronaca di Paolo Frajese, giornalista inviato sul luogo dell’attentato. Il suo racconto fu particolarmente crudo. La “neonata” televisione a colori riuscì a rendere meglio il rosso vivo del sangue di quelli che persero la vita nell’agguato di Via Fani. Il corpo di Aldo Moro fu poi ritrovato il 9 maggio in una Renault 4 rossa, parcheggiata in via Caetani a Roma.

L’Agguato del 16 marzo 1978: l’impatto mediatico

La notizia del rapimento di Moro terrorizzò e portò nello sgomento l’intero paese. Dappertutto emergevano le testimonanze di persone attratte dagli spari. Un uomo, Pino Rauti, aveva visto dal balcone della sua abitazione degli uomini armati con la divisa di avieri. La strage di via Fani ebbe un impatto mediatico notevole.

Per tutto il periodo intercorso tra il rapimento di Moro e il ritrovamento del suo cadavere, i giornali e i notiziari passavano da non avere alcun aggiornamento a pubblicare qualsiasi notizia anche se non verificata, accrescendo così negli italiani un certo senso di sgomento.

L’Attentato di via Fani: le conseguenze politiche

Importanti furono anche le conseguenze politiche. L’attentato portò ad un profondo mutamento del quadro politico con i socialisti messi all’angolo dall’incredibile fermezza democristiana e comunista nel non accettare nessun tipo di trattativa per salvare la vita di Moro.

L’agguato di Via Fani, nonostante i processi, i pentimenti e le condanne resterà sempre uno dei più grandi misteri d’Italia.

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