Il 12 maggio 1974 rappresenta una data spartiacque nella storia civile e politica italiana. Quel giorno milioni di cittadini furono chiamati alle urne per esprimersi sul referendum abrogativo della legge Fortuna-Baslini, la norma che dal 1970 aveva introdotto il divorzio in Italia. Con quasi il 60% dei voti contrari all’abrogazione, gli italiani decisero di mantenere il diritto al divorzio, segnando una svolta profonda nella società del Paese.
La consultazione referendaria fu il primo referendum abrogativo della storia repubblicana italiana e assunse immediatamente un valore che andava oltre il semplice tema giuridico. Da una parte si schieravano la Democrazia Cristiana e il fronte cattolico, favorevoli all’abrogazione della legge; dall’altra i partiti laici e di sinistra, insieme a numerosi movimenti civili e femministi, impegnati nella difesa della riforma.
La legge Fortuna-Baslini
La legge Fortuna-Baslini, approvata nel 1970 grazie all’iniziativa dei parlamentari Loris Fortuna e Antonio Baslini, aveva introdotto per la prima volta in Italia la possibilità di sciogliere legalmente il matrimonio civile. Una novità destinata a cambiare profondamente la struttura familiare italiana e il rapporto tra Stato e religione.
La campagna referendaria fu intensa e spesso aspra. Quel 12 maggio, i sostenitori del “Sì” all’abrogazione puntavano sulla difesa della famiglia tradizionale e dei valori cattolici, mentre il fronte del “No” rivendicava libertà individuali, diritti civili e laicità dello Stato. La partecipazione fu altissima: oltre l’87% degli aventi diritto si recò alle urne, segno di quanto il tema fosse sentito dall’opinione pubblica.
Alla fine, il 12 maggio, prevalse il “No” con il 59,3% dei voti contro il 40,7% dei favorevoli all’abrogazione. Il risultato sancì la permanenza del divorzio nell’ordinamento italiano e venne interpretato come la fotografia di un Paese in trasformazione, sempre più distante dalle rigidità del passato e più aperto ai cambiamenti sociali.
La vittoria del “No” ebbe conseguenze profonde anche sul piano politico. Per la prima volta l’influenza della Chiesa cattolica e della Democrazia Cristiana apparve meno determinante rispetto al passato. Inoltre il referendum aprì la strada ad altre importanti battaglie civili negli anni successivi, tra cui quelle sull’aborto e sui diritti delle donne.
A oltre cinquant’anni di distanza, il referendum del 1974 resta uno dei momenti più significativi della storia repubblicana italiana: una consultazione che contribuì a ridefinire il concetto di famiglia, i diritti individuali e il rapporto tra cittadini, politica e istituzioni religiose.





