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domenica, 28 Novembre 2021

I segni sul Dna che fomentano il tumore

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Gaetano Mavilla
Collaboratore XXI Secolo. Maturità classica; laurea in Relazioni Internazionali; ama dare concretezza al suo genio scrivendo, che sia scrittura giornalistica o prosa da romanzo. Figura professionale duttile, con parecchie frecce al suo arco.

L’Italia dà il suo contributo alla lotta al tumore. Più specificamente parliamo di Napoli, della Federico II; dal dipartimento di medicina molecolare e biotecnologie mediche una scoperta che può dare il via a cure più efficaci per sconfiggere la malattia del secolo.

I ricercatori del dipartimento sopracitato hanno osservato che ogni volta che il Dna si rompe, per una qualsiasi generica causa, i meccanismi di riparazione lasciano sulla cellula una specie di “cicatrice”. Questa cicatrice, anche se di poco, va a cambiare il modo in cui il gene ri-generato si esprime, in parecchi casi riducendone l’attività. Ora, se il Dna si rompe in prossimità di un gene-freno della crescita cellulare, col passare del tempo la cellula prolifica sempre di più. Ci troviamo di fronte ad un potenziale Cancro.

Ma quale incidenza ha il Tumore in Italia?

Nel solo 2013 in Italia sono stati diagnosticati circa 366.000 nuovi casi di tumore maligno, 6 persone su 1000. Sempre nel solo 2013 sono deceduti 173.000 persone a causa di un tumore maligno, 3 decessi ogni 1000 persone. I numeri sono agghiaccianti e fanno sì che questa patologia sia col tempo diventata uno spauracchio comune e di primario interesse per quel che concerne la medicina e la scoperta di eventuali cure in grado di ridurre la pericolosità di questa ‘dannata’ malattia.

Federico II di Napoli
Federico II di Napoli

Che importanza ha dunque la scoperta fatta dai ricercatori dell’Università Federico II?

Sapere che la diffusione di un tumore è favorita da cicatrici presenti su un Dna ri-generato ha implicazioni pratiche: si può prevedere l’evoluzione delle cellule in base alla presenza e all’assenza di cicatrici; nello studio condotto dai ricercatori della Federico II le cellule con cicatrici sui geni-freno si proliferavano meglio di altri con una maggiore resistenza alle successive terapie. In pratica, se si contano le cellule con cicatrici sui geni-freno si potrà prevedere, su base individuale, se la cura avrà successo oppure no. E non solo; ad una persona potenzialmente guarita le si potrà dare una effettiva certezza andando a vedere se le cicatrici si sono riformate; in caso contrario il tumore facilmente tornerà.

Dice di più però questa ricerca. Le cure antitumorali, quelle che ri-generano il Dna, danno spesso vita a cellule con tantissime cicatrici; i farmaci attualmente in uso molto spesso affrettano l’evoluzione del tumore in settimane anziché anni. Si potrà dunque, con l’attenzione questa volta focalizzata in funzione del Dna, scegliere una terapia specifica per quell’individuo e per la sua particolare manifestazione cancerogena, a seconda della tipologia delle cicatrici.

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