I big della tecnologia al banco degli imputati Interrogati al Congresso sul loro modo di sbaragliare la concorrenza

Si è tenuto oggi quello che è diventato quasi l’evento più atteso dell’anno, il congresso in cui i big four della tecnologia sono chiamati a difendersi. I protagonisti inevitabilmente sono stati gli amministratori delegati delle rispettive aziende: Tim Cook per Apple, Jeff Bezos per Amazon, Sundar Pichai per Google e Mark Zuckerberg per Facebook. Una potenza eccessiva caratterizza i quattro nomi della West Coast americana e ci si interroga sulle pratiche anticompetitive messe in atto verso la concorrenza.

Giunte al termine le indagini della politica americana, durate ben 13 mesi, sulla Silicon Valley, questi grandi nomi della tecnologia hanno risposto dei loro comportamenti nel mondo del business. L’accusa maggiore e rivolta a tutti e quattro i marchi risulta essere il modus operandi adottato nei confronti della concorrenza. Amazon è accusata di abuso di posizione dominante sia nel ruolo di venditore al dettaglio che come piattaforma che aduna altri venditori.

La Apple invece deve rispondere del come la maxi azienda tiene soggiogate le aziende minori presenti nell’App Store, richiedendo loro commissioni a cifre blu.

Facebook e Google, padroni indiscussi del web, lo sono forse diventate comprandosi anche chi solo avesse pensato di rivaleggiare con loro? Questa l’accusa.

Se da un lato Zuckerberg si mostra come sempre saldo nelle proprie idee e in quelle riposte nella sua politica aziendale, basate a sua detta sulla democrazia e la libertà d’espressione concorrenziale, Amazon è di un altro avviso. Bezos ha infatti molto più umilmente ammesso che una ricerca dovrà essere effettuata per accertare la completa innocenza di Amazon.

Trump si siede in prima fila, seppur virtualmente, al congresso di Washington avvenuto in videoconferenza. Il presidente ha fatto sentire tutta la sua pressione a poche ore dal confronto, twittando: “Se il Congresso non riesce a portare correttezza e onestà nelle Big Tech, cosa che avrebbe dovuto fare anni fa, lo farò io con dei decreti”.

Una curiosità riguarda una domanda mossa dal repubblicano Jim Jordan. Il membro del Congresso ha chiesto ai quattro Ceo cosa pensassero della Cancel Culture, la cosiddetta “cultura della cancellazione”, forse poco pertinente in una seduta incentrata sull’antitrust e le pratiche sulla concorrenza. La domanda sembrerebbe essere ispirata alla lettera di dimissioni del giornalista Bari Weiss, del New York Times, che aveva suscitato un mese fa un dibattito mediatico. “Quello che voglio dire è che siete quattro ragazzi piuttosto rilevanti alla guida delle quattro compagnie più importanti del pianeta e sarebbe certamente d’aiuto se voi vi esprimeste contro questo fenomeno”, ha sindacato il repubblicano.

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Giovane psicologa clinica laureatasi all'Università di Roma "La Sapienza" ed educatrice, appassionata di giornalismo e fotografia.

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