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giovedì, 15 Aprile 2021

Houtong: la città dei gatti in Taiwan

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Francesca Fichera
Laureata in Lingue per la Comunicazione e Cooperazione Internazionale. Le sue passioni sono la letteratura, l'arte e la politica.

Situato nel distretto taiwanese di Rueifang, reso fiorente ai tempi del colonialismo giapponese grazie alla costruzione della linea ferroviaria di Yilan, il villaggio di Houtong rappresentava fino agli anni settanta uno dei principali centri minerari per l’estrazione del carbone: nel suo periodo più florido, la città era arrivata a produrre anche 220 tonnellate di carbone, il più grosso quantitativo minerario mai visto in Taiwan. Tuttavia, a partire dal 1990 l’industria carbonifera di Houtong cominciò a entrare in crisi e gli abitanti del posto presero a emigrare in massa: soltanto un centinaio restarono ad assistere al declino della propria città, un declino che sarebbe durato decenni, favorendo il randagismo in particolar modo felino. La svolta arrivò inaspettatamente soltanto intorno al 2008, quando un amante di gatti mise su una squadra di volontari che predisponesse al meglio tutto il necessario alla vita di questi gatti abbandonati: fatte circolare sul web le immagini dell’intervento animalista, numerosi altri appassionati di gatti iniziarono a frequentare il posto per scattare fotografie alle centinaia di felini che vi vivevano.

Ad oggi, l’ex centro minerario di Houtong riceve ogni fine settimana migliaia di turisti incuriositi dall’insolita concentrazione di gatti che vi si aggirano indisturbati, ma non certo privi di cure. Gli abitanti del villaggio, per incentivare l’afflusso di visitatori, hanno iniziato ad aprire negozi di souvenir e pasticcerie dove vengono serviti dolci all’ananas a forma di gatto: persino il ponte pedonale che conduce dalla stazione ferroviaria alla città attraverso le colline è stato recentemente abbellito con una mise tutta felina, con tanto di orecchie a punta da un lato e coda dall’altro. Qui, è stata appositamente costruita anche una piccola sopraelevata per i gatti della città, che possono così andare ad accogliere i turisti direttamente all’arrivo alla stazione, la cui fermata è distintamente riconoscibile dall’enorme statua dalle fattezze di una testa felina che dà il benvenuto presso il “Villaggio dei gatti“. Negozi a tema, caffè, panetterie, decorazioni, ma non solo: gli abitanti di Houtong si prendono cura personalmente dei loro amici a quattro zampe, autori di un autentico miracolo, dandogli da mangiare e assicurando loro controlli medici. Tuttavia, la ribattezzata “Mecca del gatto” è andata incontro a uno spiacevole fenomeno: molti di quei proprietari di gatti che si vedono costretti a separarsi dai propri animali hanno preso a lasciarli a Houtong, convinti che affidarli ai residenti locali costituisca una scelta saggia. In realtà, così facendo la popolazione felina ha cominciato a crescere a dismisura e troppo velocemente: nonostante gli sforzi dei volontari di sottoporre tutti i gatti alle vaccinazioni raccomandate, c’è comunque il rischio che tra gli animali si diffondano infezioni e malattie, senza tralasciare le difficoltà economiche incontrate nel fornirgli cibo quotidianamente.

Ad ogni modo, assieme all’Isola dei Gatti in Giappone, al Museo dei Gatti di Kuching e al Monastero di San Nicola dei Gatti di Cipro, il villaggio di Houtong è senz’altro una meta imperdibile per qualsiasi amante dei felini che si rispetti: perché se come qualcuno ha scritto “il più piccolo dei felini è un capolavoro”, un’intera popolazione di gatti è senza dubbio una sorta di paradiso.

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