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venerdì, 7 Ottobre 2022

Guillaume Apollinaire: il furto della Monna Lisa

Era il 7 settembre 1911 quando lo staff del Museo del Louvre si accorse della scomparsa della Monna Lisa. Viene accusato il poeta Guillaume Apollinaire.

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Guillaume Apollinaire è stato un poeta, scrittore, critico d’arte e drammaturgo francese. Nacque a Roma, in Piazza Mastai (nel Rione Trastevere), il 26 agosto del 1880.

La sua raccolta Alcools, ancora legata agli influssi del Simbolismo francese, offre notevoli risultati per la musicalità con cui il poeta affronta tematiche malinconiche e oniriche, spesso tristi.

Dopo Alcools esce la raccolta Calligrammi (poesie dal 1913 al 1916).

In questa raccolta Apollinaire esprime appieno la sua nuova visione poetica: libera dalle costrizioni della metrica e scritta in modo da comporre un disegno, un’immagine.

Guillaume Apollinaire fu infatti amico di Braque, di Picasso e degli altri cubisti, e partecipò attivamente al loro movimento come critico d’arte.

Proprio l’arte, però, lo condusse verso una vicenda oscura.

Il 7 settembre 1911 lo staff del Museo del Louvre si accorse della scomparsa della Monna Lisa.

Tutta la Francia venne passata al setaccio, ma del dipinto non sembrava esservi traccia.

Le accuse furono rivolte al poeta Guillaume Apollinaire e al pittore Pablo Picasso.

Mentre Picasso disconobbe Apollinaire e ne uscì pulito, Apollinaire aveva affermato che avrebbe distrutto tutte le opere d’arte del passato per dare spazio a quelle moderne.

Fu quindi un ottimo capro espiatorio, specialmente quando il suo amante tradito, Honoré Géri Pieret, rivelò che si occupava di ricettazione di statuette antiche.

In realtà, la Monna Lisa si trovava nell’abitazione dell’italiano Vincenzo Peruggia.

Decoratore e imbianchino originario della provincia di Varese, Peruggia era emigrato oltralpe in cerca di fortuna: proprio nel celebre museo parigino aveva trovato lavoro come manutentore.

L’uomo approfittò del giorno di chiusura del museo, si fece chiudere dentro e trascorse l’intera notte. Il mattino successivo riuscì a scappare con il quadro nascosto sotto i vestiti.

Peruggia rimase in possesso del quadro per più di due anni.

Il suo gesto, come egli stesso dichiarò, nascondeva intenti patriottici: restituire la Gioconda all’Italia, legittima proprietaria del dipinto, l’unico Paese che avrebbe saputo valorizzare al meglio il capolavoro di Leonardo da Vinci.

Dopo 28 mesi dal furto, Peruggia cercò di mettersi in contatto con un antiquario, Alfredo Geri, per restituire all’Italia quel capolavoro.

Geri, insieme al direttore del Museo degli Uffizi Giovanni Poggi, lo trasse in inganno, chiamando le autorità che lo arrestarono.

“Vedano, ho avuto intenzione di portare in patria il dipinto di Leonardo senza alcuno scopo interessato”. Così comincia la dichiarazione del giovane imbianchino Vincenzo Peruggia.

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