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venerdì, 27 Maggio 2022

E la guerra in Siria?

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Erminia Vocciahttps://www.21secolo.news
Ha conseguito la laurea magistrale in “Relazioni Internazionali” presso l’Università “L’Orientale” di Napoli, si interessa di politica mondiale e di temi legati al rispetto dei diritti umani. Ama leggere, viaggiare e conoscere culture diverse. Crede nell’ informazione come servizio per un mondo meno distratto e più consapevole.

La Siria è un paese devastato, dove da ormai quattro anni si combatte una guerra civile fratricida che secondo le stime di Human Rights Watch ha provocato più di 100.000 morti e milioni di profughi, di cui una buona parte bambini. Sotto gli occhi distratti del mondo, si consuma ogni giorno una tragedia umanitaria dalle dimensioni enormi. La pace pare sempre più lontana e il sangue innocente del popolo siriano continua a scorrere incessantemente.

In questi anni diversi sono stati i tentativi di rispettare un cessate il fuoco, nessuno purtroppo che abbia funzionato. Alcuni giorni fa il diplomatico italo-svedese Staffan de Mistura, inviato speciale in Siria per le Nazioni Unite, ha riproposto un piano che dovrebbe assicurare una tregua temporanea alla città di Aleppo. Il piano, almeno in teoria, sarebbe finalizzato a trasportare aiuti alle zone della città che sono nelle mani dei ribelli, un tentativo in extremis che potrebbe evitare alla città il collasso definitivo. “Aleppo è molto vicina al collasso – ha dichiarato de Mistura alla National Public Radio di Boston, citata da da OnuItalia, il giornale italiano delle Nazioni Unite- “Ciò che suggeriamo è un’iniziativa Onu, non del governo, non un altro cessate il fuoco come è stato fatto per Homs o altri posti, bensì un piano che consenta di fermare i combattimenti, portare aiuti e impedire il crollo della città”.

Aleppo rientra tra quelle poche aree del territorio siriano che ancora non sono cadute nelle mani dei miliziani dell’Isis, o sotto le bombe dell’esercito di Assad. Proprio per questo il suo destino non è ancora segnato, anzi, come ha affermato lo stesso inviato dell’Onu, Aleppo può diventare il simbolo di ciò che potrebbe essere fatto anche altrove in Siria.

La proposta di congelare il conflitto non vince però lo scetticismo dei cittadini di Aleppo. “Non possiamo credere in nessun altra iniziativa umanitaria, dopo tutto il sangue che è stato versato” ha dichiarato all’agenzia Reuters Safi al-Masri, un cittadino di Aleppo di soli 25 anni e senza più alcuna fiducia nel futuro.

La responsabile Onu per gli aiuti umanitari, Valerie Amos, rende noto ancora OnuItalia, è intervenuta di recente in una riunione del Consiglio di Sicurezza, sollecitandolo a fare di più per la Siria e in quella stessa occasione ha affermato che gli aiuti provenienti dalla Giordania e dalla Turchia sono bastati a “fare la differenza”.

Circa 12, 2 milioni di siriani, tra cui i cittadini di Aleppo, necessitano di interventi urgenti, per cui non si può far altro che sperare che il piano di de Mistura vada in porto.

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