Gubitosi, nuovi piani per Telecom Italia

Il nuovo amministratore delegato di Telecom Italia, Luigi Gubitosi, si orienta verso la separazione della rete. Governo attraverso Cdp e il fondo Elliott, proprio come richiesto dai suoi azionisti.

Luigi Gubitosi, manager di Stato in Rai e in Alitalia conosce le esigenze e le richieste dei suoi azionisti a Palazzo Chigi, come ha propriamente affermato durante un’intervista ribadendo gli obiettivi del proprio piano per valorizzare Telecom Italia.

Si attendono forti cambiamenti per gli utenti della Telecom.

Il primo passo verso il rinnovamento, secondo Gubitosi, sarebbe quello di combinare la rete dell’azienda con quella in costruzione di Open Fiber, ossia la partecipata di Enel e Cdp.

Open Fiber è stata iniziata al mondo delle tlc proprio da parte della politica.

“E’ in costruzione una seconda rete che si sovrapporrebbe con quella di Tim. E’ opportuno massimizzare l’efficacia degli investimenti”, ha affermato Gubitosi.
Gubitosi è fortemente distante dal suo predecessore, voluto da Vivendi, Amos Genish, il quale fu cacciato da un cda lampo durante un soggiorno lavorativo all’estero.

Quest’ultimo, secondo Gubitosi “non era in sintonia con il Paese e con l’azienda”.

Per avere un riscontro di quanto affermato bisognerebbe effettuare un sondaggio tra i dipendenti dell’azienda dal quale, in caso positivo, risulterebbe una sorta di disapprovazione nei confronti dei processi aziendali.

Sia il governo, azionista di Telecom, che il fondo Elliott nutrono un interesse comune, quello di separare la rete per valorizzarla.

“Ci sono diversi percorsi per aumentare il valore per gli azionisti tra i quali, solo a titolo esemplificativo ma non esaustivo, la separazione della rete di accesso alla rete fissa”, ha affermato Elliott riconfermando le sue intenzioni all’interno dei documenti con i quali ha comunicato alla Sec, l’Authority di Borsa Usa, di aver acquisito altri titoli.

L’interesse primario del governo è quello di dare un senso ai miliardi investiti per Open Fiber, la quale, qualora non si fondesse con la rete Tim, delineerebbe la fallacia dell’investimento governativo, Elliott, dal canto suo, punta semlicemente a massimizzare il proprio investimento.

Presenta invece Vivendi un’ottica più industriale. Preservata l’integrità, seppur non essendo stato in grado di guidarlo al meglio.

Al centro dello scontro si pongono i cinquantanovemila dipendenti che sperano di riuscire a tutelare il proprio posto di lavoro almeno nel caso in cui il governo ne uscisse vincitore.
 

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