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venerdì, 19 Agosto 2022

Il grande Eduardo in mostra

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Davide Franciosahttps://www.21secolo.news
27 anni, poliedrico, sensibile, napoletanissimo. E' Compositore video-grafico e operatore di comunicazione sociale. Malato di "teatrite acuta", appassionato di cinema, musica, lettura e scrittura creativa, ha l'Africa nel cuore. Sogna di diventare editore e un teatro tutto suo.

Eduardo, luoghi, vita, opere. Aperta fino al 29 giugno a Napoli la mostra dedicata al commediografo e attore napoletano Eduardo De Filippo. L’allestimento, ricostruito all’interno della Basilica di San Giovanni Maggiore, è promosso dalla Fondazione dell’Ordine degli ingegneri di Napoli in collaborazione con la Fondazione De Filippo, guidata da Francesco Somma. A 30 anni dalla scomparsa, la mostra, curata da Bruno Garofalo, ha ricostruito il camerino di Eduardo arricchendolo di svariati cimeli di scena.

Eduardo De Filippo
Eduardo in scena

Il teatro tutto racchiuso in un camerino. Lo spirito del celebre drammaturgo, attore, regista, poeta e senatore a vita italiano è più attuale che mai. Gli spazi della Basilica di San Giovanni Maggiore hanno accolto i tanti piccoli gioielli della vita teatrale di Eduardo. Oggetti di scena, locandine, programmi, manoscritti, rare pubblicazioni del Teatro San Ferdinando, video delle sue commedie, fotografie inedite fanno da cornice al cuore pulsante di questa esposizione che è un qualcosa a metà tra la ricostruzione scenografica e la documentazione storica, come ha affermato il curatore della mostra Bruno Garofalo. Il fulcro dell’esposizione è rappresentato da 3 pareti mobili che contengono la riproduzione esatta di quello che fu il suo camerino, semi smantellato dal San Ferdinando a causa di alcuni lavori di messa a norma. Garofalo, scenografo di lungo corso di De Filippo, annovera fra le sue 14 istallazioni le scene di “Natale in casa Cupiello”.

Il percorso espositivo alterna le fotografie degli spettacoli, molte delle quali in bianco e nero, a delle grosse teche in vetro all’interno delle quali sono custoditi, come reliquie, molti oggetti storici di Eduardo, come ad esempio: il cappello di pan di zucchero e la maschera di Pulcinella, la vestaglia da camera di Eduardo, gli occhialini di “Natale in casa Cupiello”, alcune delle scarpe utilizzate in allestimenti come “Il Sindaco del Rione Sanità”, “Napoli milionaria” e “Non ti pago”; ancora le parrucche e in particolare i baffi finti del maestro, che per alcuni lavori come “L’arte della commedia” o “Gli esami non finiscono mai”, erano qualcosa di molto di più di un semplice orpello scenico. La mostra, pur non essendo particolarmente estesa, offre la possibilità di ripercorrere attraverso i tanti cimeli d’indubbio valore storico, alcune delle tappe del percorso artistico di Eduardo, la cui poetica in modo diretto o indiretto ha finito con l’influenzare l’immaginario e la lingua di una intera città.

I fratelli De Filippo
I fratelli De Filippo

Il carisma di Eduardo non muore mai. Per la sua abilità di autore e la sensibilità d’interprete, che faceva perno sulla sottile rarefazione dei mezzi espressivi e su una raffinata tecnica teatrale, Eduardo figura fra i massimi esponenti della cultura italiana del ‘900. E’ stato autore di 55 scritture teatrali da lui stesso messe in scena e interpretate, dapprima con l’esperienza teatrale svolta con i fratelli De Filippo in seguito con compagnie proprie, imponendosi sulla scena italiana con una serie di lavori drammatici che hanno avuto grande successo in Italia e all’estero. Nel 1954 inaugurò a Napoli il teatro San Ferdinando, distrutto dalla guerra e ricostruito a sue spese per far rivivere le tradizioni del teatro napoletano. Per i suoi meriti artistici e i contributi alla cultura, fu nominato Senatore a vita e candidato al premio Nobel per la letteratura.

Eduardo De Filippo
Eduardo e il suo camerino

A Napoli e nel resto d’Italia non è possibile quantificare il numero di compagnie tra amatoriali e professionali che mettono in scena le storie di Eduardo. Le tematiche sociali, i fatti di vita quotidiana, i problemi che ruotano all’interno degli spaccati delle famiglie italiane, sono spunti di aggregazione e riflessione che aumentano ancora, a 30 anni dalla sua scomparsa, l’amore e lo studio verso un uomo che non viene rappresentato per ciò che ha scritto e interpretato ma per essere diventato e riconosciuto in tutto il mondo come il teatro fatto persona. Lo si percepisce anche dalla sua ultima apparizione al Teatro di Taormina nel 1984. Qualcuno dice di me che sono un orso, che sono scostante, ma soltanto questo mio carattere mi ha consentito di fare quello che ho fatto. Fare teatro sul serio, significa sacrificare una vita. Sono cresciuti i figli e non me ne sono accorto. Menomale che mio figlio è cresciuto bene. Quando sono in palcoscenico a provare, quando ero in palcoscenico a recitare, è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo. Così si fa il teatro. Così ho fatto! Ma il cuore ha tremato sempre, tutte le sere, tutte le prime rappresentazioni e l’ho pagato. Anche stasera mi batte il cuore, e continuerà a battere anche quando si sarà fermato.  

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