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sabato, 2 Luglio 2022

Graffitismo: storia, cultura e mentalità

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Writers o, più semplicemente, graffitari. Si chiamano così quei ragazzi che lasciano l’impronta a colpi di bomboletta sui muri della città. È un movimento sociale, uno stile di vita, una cultura che affonda le sue radici negli anni ’60 a Philadelphia. Sviluppata e diffusa a macchia d’olio negli anni ’70 a New York, l’arte di strada arriva in Italia non prima degli anni ’80.

Il writing è un’arteria, insieme alla breakdance e al Djing e M.C., della cultura Hip-hop. Nasce come fenomeno giovanile,  tramite cui i ragazzi impongono pseudonimi da loro scelti, anche chiamati tag, in contesti urbani in segno di manifestazione e trasgressione delle regole. Negli anni, gli appassionati sono riusciti a far evolvere questa disciplina grazie al proprio talento, tanto da farne un codice linguistico. I graffiti, infatti, sostituiscono le parole poiché, secondo la loro prospettiva, sono il canale più efficace per comunicare ed esprimere la loro personale  visione del mondo. Decorano gli edifici pubblici, le strade, i vicoli, le periferie, le metropolitane, i quartieri alti delle città, firmandosi con il proprio logo, per autoaffermazione, per esigenza, per dimostrare che non c’è bisogno di pagare il biglietto per accedere alla bellezza, perché l’arte non deve essere rinchiusa fra le mura di un museo ma respirata, un po’ per volta ogni  giorno così, magari, ci si  convince che meritiamo tutti un po’ di bellezza.

Per distinguersi dai vandali questi artisti scelgono di disegnare in luoghi appositamente riservati al graffitismo urbano perché i veri writers, e non quelli che cavalcano l’onda del momento, non deturpano monumenti né edifici monumentali e sposano il principio secondo il quale l’arte rispetta l’arte. Essi concentrano la propria  energia creativa  nella costante ricerca di migliorarsi, un’evoluzione che permetterà loro di acquisire uno stile unico e riconoscibile differenziandosi in categorie stilistiche e cromatiche, formando una rete capillare di interconnessioni, convegni o eventi nazionali ed internazionali, a cui partecipano la gran parte degli appassionati. La loro gerarchia si basa sull’esperienza, e su come il singolo writer o la crew (gruppo di writers uniti da un vincolo d’amicizia e condivisione) riesca ad esprimersi con cognizione di causa. A promuovere e sensibilizzare questa disciplina  ci pensa l’associazione 400ml, che prende nome dai millilitri contenuti di una bomboletta spray. Supportata dal ministero della cultura e dall’assessorato alle politiche giovanili, quest’associazione da cinque anni rientra nel progetto ACU, associazione per la creatività urbana, un suffisso che ha permesso a quest’ultima si essere istituzionalizzata. In sostanza, mai giudicare un muro dalla copertina.

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