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domenica, 14 Agosto 2022

Governo Conte: dopo la caduta voto o rimpasto?

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Emanuele Marino
Giornalista pubblicista, nonché studente universitario iscritto alla facoltà di Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II

Il governo Conte ha visto giorni migliori di quelli attuali, dove aleggia l’idea di una crisi imminente. Le difficoltà da fronteggiare nell’ultimo periodo deriverebbero dal malumore renziano scaturito dalle scelte del Premier, in particolare quella di pensare ad una cabina di regia per la gestione delle risorse del Recovery Fund. Ciò lascia intendere un possibile abbandono di Italia Viva della maggioranza che, a sua volta, porterebbe all’immediata caduta del secondo Governo Conte.

Ma le tensioni non sono tutte imputabili al partito renziano, in quanto anche nel Movimento 5 Stelle e nel Partito Democratico si è venuta a creare una vera e propria fazione di dissidenti. Il Presidente del Consiglio sta vivendo una delle fasi più critiche dall’inizio del suo secondo Governo.

Di ritorno dall’Europa dove è stato raggiunto un risultato storico riguardo al Recovery Fund, Giuseppe Conte ha fretta di avviare la verifica di maggioranza chiesta a gran voce da Pd ed Italia Viva. L’obiettivo è quello di capire se esistono le basi per continuare.

Ma quest’ultima ha alzato notevolmente i toni minacciando la crisi di governo, forte l’irritazione dei dem e del M5S. Il primo a reagire è stato il capodelegazione grillino Alfonso Bonafede che ha bollato Renzi come irresponsabile.

Si apre quindi il dibattito riguardo cosa potrebbe succedere se il Governo Conte dovesse cadere. Si valuta il rischio derivante dall’ottenimento di un accordo, prospettiva che vedrebbe la crisi di Governo essere ufficializzata immediatamente dopo l’approvazione della Legge di Bilancio.

Sussistono però diverse ipotesi e gli esponenti della maggioranza hanno linee di pensiero differenti. Si spazia dal ritorno al voto ad una nuova maggioranza, fino a contemplare la possibilità di un Conte-ter.

Nelle ultime ore è stato per primo Matteo Renzi a rendere chiare le sue posizioni, illustrando pubblicamente i motivi che potrebbero condurre Italia Viva a rompere con il Governo, allontanamento che scatenerebbe l’inevitabile caduta dell’Esecutivo, aprendo però alla possibilità di creazione di una nuova maggioranza.

Il leader di Italia Viva ha infatti spiegato che prima di sciogliere il Parlamento e di correre nuovamente alle urne, il Presidente della Repubblica dovrebbe essere in grado di stimare se esistano o meno sia le condizioni che i numeri per la nascita di una nuova coalizione di maggioranza. Secondo Renzi esisterebbero le possibilità di arrivare fino al 2023 con questo Parlamento, anche con una diversa maggioranza rispetto a quella attuale.

Alla guida di un nuovo Esecutivo non si troverebbe Giuseppe Conte.

Il nome venuto fuori, che lascia pensare ad una maggiore probabilità di guidare il nuovo esecutivo, è quello di Mario Draghi. Un nuovo Governo delle larghe intese, quello pronto ad appoggiare Draghi, una nuova maggioranza che potrebbe includere anche la Lega.

Nell’ultimo periodo Salvini si è infatti detto disponibile ad appoggiare un “Governo serio che possa portare l’Italia verso nuove elezioni”, anche Forza Italia dovrebbe viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda.

Ma il Centrodestra non è particolarmente unito riguardo questa possibilità, non tutti sono d’accordo come testimonia Giorgia Meloni, la quale ha ribadito che Fratelli d’Italia non appoggerà mai un Esecutivo con dentro il Partito Democratico o il Movimento 5 Stelle.

Il Presidente della Camera, Roberto Fico, ha dichiarato che qualora dovesse cadere il Governo l’unica possibilità sarebbe quella di un ritorno alle urne anticipato. Ciò ci permette di comprendere come si faccia strada la seconda ipotesi di reazione alla caduta del Governo, grazie all’azione di alcuni esponenti politici che respingono strenuamente l’ipotesi di una nuova maggioranza auspicando un vero e proprio ricorso al voto qualora il secondo Governo Conte dovesse cadere.

Resta aperta la questione riguardo la legge elettorale da impiegare, nonché quella riguardo la reazione dei partiti di maggioranza odierni; sarebbero disposti a consegnare il Paese al Centrodestra, che risulta essere nettamente favorito secondo i sondaggi, in modo tale da affidare loro la possibilità di eleggere il Presidente della Repubblica?

Tra queste due ipotesi si apre uno spiraglio di luce verso la terza, contemplata dall’attuale Premier, ossia quella di un Conte ter, un rimpasto di Governo. Si pensa quindi ad una capitolazione controllata con lo scopo ultimo di rinsaldare la maggioranza che, sia alla Camera che al Senato, registra numeri sempre più tirati.

Se fino a poco tempo fa l’idea del rimpasto sarebbe stata bollata da Conte come roba da vecchia politica, oggi il Premier guarda a questa possibilità come realizzabile e lecita, anche perché è l’unica via che gli permetterebbe di perpetuare la sua presenza nello scenario politico italiano.

L’idea di Conte è quindi chiara, qualora i partiti volessero cambiare qualche ministro o mettere dei vicepremier dovrebbero semplicemente chiederlo in maniera trasparente.

Pertanto si apre anche la possibilità che il confronto con le altre forze della maggioranza possa dar vita anche ad un rimpasto, che vedrebbe sicuramente l’ingresso nel Governo di Matteo Renzi nelle vesti di ministro. Un nuovo patto conveniente per il Premier Conte, finalizzato a raggiungere la scadenza della legislatura.

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