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domenica, 4 Dicembre 2022

Google Assistant aiuta chi non può parlare

La nuova tecnologia che sfocia nella quotidianità, l'assistente di Google da oggi può aiutare a trovare la parola a chi purtroppo l'ha persa per sempre, o non l'ha mai avuta.

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Emanuele Marino
Giornalista pubblicista, nonché studente universitario iscritto alla facoltà di Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II

L’assistente virtuale di Google è uno strumento ormai conosciutissimo, lo si ritrova sui cellulari, sui dispositivi di casa Google, ma può superare le aspettative degli sviluppatori e degli utenti.

Oltre alle diverse utility di cui dispone, tra le quali spicca per importanza la funzione che ci ricorda dove abbiamo parcheggiato, tramite un intricato sistema di fissaggio delle coordinate satellitari riguardo al luogo preciso dove abbiamo fermato il nostro veicolo, da oggi Google assistant può aiutare anche chi non parla, non essendo quindi in grado di impartirgli comandi vocali.

A renderlo possibile è un ingegnere italiano, Lorenzo Caggioni.

Il progetto si chiama Diva, acronimo di DIVersely Assisted, e dona la possibilità, a tutte quelle persone affette da disabilità verbali, di accedere all’assistente vocale di Google senza usare la voce.

L’idea è nata dalla volontà dell’ingegnere Lorenzo Caggioni di costruire un dispositivo che permettesse a suo fratello Giovanni di poter ascoltare musica con maggiore autonomia, ovviamente sfruttando l’assistente virtuale di Google.

La soluzione sembra semplice, ma non lo è. Essa consiste in un pulsante collegato a una “scatola”, la quale ha il compito di convertire il segnale del pulsante in un comando da inviare all’assistente.

“Mio fratello Giovanni ha 21 anni e la sua passione sono la musica e i film. Ma essendo nato con cataratte congenite, sindrome di Down e sindrome di West, non riesce a parlare. Questo significa che ha bisogno della famiglia o degli amici per far partire o per fermare una canzone o un video. Abbiamo cominciato con un pulsante che invia un singolo comando, ma le funzionalità potrebbero essere estese per far fronte a diverse situazioni. Ora stiamo esplorando la possibilità di attaccare a diversi oggetti di tag Rfid – etichette elettroniche che possono essere individuate a radiofrequenza – in modo da associare un comando diverso a ciascuna etichetta. In questo modo, una persona potrebbe usare un pupazzo per far partire un cartone animato in Tv oppure un CD per attivare la musica, semplicemente avvicinando a Diva l’oggetto”, racconta in un post Lorenzo.

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