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martedì, 5 Luglio 2022

Golden Gate Bridge: no ai suicidi

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Reti di acciaio faranno da supporto ai corrimano del Golden Gate Bridge, a San Francisco. L’idea progettuale è stata approvata dall’intera commissione preposta per la valutazione del disegno. Il motivo? Il ponte è diventato lo scenario perfetto per i suicidi.

Si conta che dalla data della sua inaugurazione, il 1937, siano circa 1.500 le persone che si sono gettate giù dal ponte, 46 soltanto nel 2013 e 118 fermate prima del gesto finale, e, secondo le stime della fondazione no-profit Bridge Rail, il Golden Bridge è il posto in cui si sono suicidate più persone rispetto al resto del mondo.
L’attuazione progettuale prevede un finanziamento di 76 milioni di dollari, pari a 55 milioni di euro circa, per una parte finanziati dall’autorità locale anteposta ai trasporti e alla gestione del ponte, e si descrive in una serie di sostegni metallici, reti per la precisione, che saranno installati a 6 metri al di sotto dei marciapiedi sui due lati del ponte dorato, e per tutta la lunghezza, per ottimizzare il sistema di sicurezza ed evitare ulteriori tragedie. La costruzione di tali supporti terminerà, orientativamente, tra 3 anni, mentre il resto dei finanziamenti, circa 49 milioni di dollari, giungeranno dallo stato della California e dal governo federale.

Golden Gate Bridge
Golden Gate Bridge

Il Golden Bridge, con una lunghezza di 2,71 km, è un ponte sospeso posto al di sopra del Golden Gate, ossia lo stretto che congiunge la Baia di San Francisco all’Oceano Pacifico, il primo ponte sospeso al mondo, ad oggi simbolo indiscusso della città e, tra i personaggi famosi che il Golden Bridge ‘vanta’ tra i suoi suicidi c’è Tony Scott, fratello di Ridley, e regista di Top Gun.

Il progetto della rete metallica trova le sue radici nel 2008, quando il consiglio aveva stabilito che fossero installate delle reti di sicurezza d’acciaio che da un lato rendessero il ponte ‘a prova di suicidi’, dall’altro non intaccassero l’immagine estetica del ponte che, con dei parapetti (l’idea iniziale era di innalzare parapetti lungo i corridoi pedonali – ndr) sarebbe di sicuro mutata. Dopo 2 anni la pianificazione era ultimata, comprensiva della valutazione in merito all’impatto ambientale della rete d’acciaio inossidabile di circa 6 metri per lato; il problema era cercare fondi necessari per la costruzione finale. Nel 2012 il presidente Obama ha sottoscritto una legge secondo cui possono essere stanziati dei fondi federali al fine di realizzare recinzioni di sicurezza sui ponti, riducendo i lunghi tempi di attesa per cercare i finanziamenti per il Golden Gate.

Il ponte, con un parapetto da un metro e mezzo, è stato associato da uno psichiatra all’idea di “avere una pistola carica sul tavolo della cucina”: il primo suicidio risale all’anno della sua inaugurazione, dopo soli 3 mesi; nel 1973 iniziò il conto alla rovescia per raggiungere le 500 vittime, cosa riproposta nel 1995 al conteggio dei 1000 suicidi.
Nel 2006, il documentario di Eric Steel, The Bridge, rivelò uno scenario agghiacciante: la struttura fu ripresa per molto tempo, registrando, inevitabilmente, molti suicidi a cui furono poi associate le video-interviste di amici e parenti di coloro che si erano buttati giù dal ponte; il regista fu accusato dall’ente della gestione del ponte di aver omesso lo scopo ultimo delle riprese.

La rete servirebbe ad evitare i ‘tuffi maledetti’ di coloro che cadono in crisi esistenziali, riducendo le emulazioni: l’idea che non potendo più fare affidamento sul ponte i probabili suicidi troverebbero una soluzione alternativa è errata; secondo uno studio di Richard H. Seiden, professore a Berkeley, che impedì a 515 persone di buttarsi giù, facendo superare la crisi in soggetti portati al suicidio le probabilità di trovare un altro luogo per il gesto inconsulto diventano molto rare.

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