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venerdì, 30 Luglio 2021

Gli studenti della Campania risultano i meno preparati d’Italia

I dati che giungono dagli Invalsi mostrano un quadro scolastico del sud molto preoccupante.

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Gli studenti della Campania sono i meno preparati dopo la pandemia; i dati emersi dagli invalsi mostrano una situazione preoccupante.

Il 64% degli studenti non raggiunge la soglia minima di competenze in Italiano, sono invece il 73% gli studenti che non raggiungono la soglia minima di competenza in Matematica.

In generale gli studenti del Mezzogiorno non raggiungono il traguardo previsto al termine dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado (il B2) in lingua inglese. Precisamente in Campania la situazione è davvero preoccupante dato che registra un dato pari all’81%, un dato troppo alto.

La Campania detiene quindi la maglia nera in questa drastica classifica, seguita poi da altre regioni del Mezzogiorno come la Puglia, la Sardegna, la Calabria e la Sicilia. 

La didattica a distanza non ha funzionato quindi. Un anno di pandemia e di scuole chiuse ha aggravato ulteriormente le diseguaglianze storiche tra Nord e Sud.

C’è anche un altro dato che mette in allarme: sono molti, infatti, gli studenti che escono dalla scuola senza le competenze fondamentali per poter entrare nel futuro prossimo all’interno del contesto lavorativo, rivelandosi alla fine non molto diversi da quegli studenti che non hanno terminato la scuola secondaria di secondo grado. In Campania si attesta al 20,1%, contro una media nazionale del 9,5%, cresciuta del 1,5% rispetto al 2019.

I dati riguardano perlopiù studenti delle scuole superiori. A quanto pare regge meglio la scuola primaria: in questo caso non solo non c’è grande differenza rispetto al 2019 ma neanche territorialmente.

La situazione drastica dell’istituzione scolastica fa dire al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi che oggi – “la scuola del Sud è un tema nazionale, e dai dati emerge che non tutto il Sud è’ uguale, e non tutte le località’ sono uguali, per questo occorre un intervento puntuale e preciso, che ponga la figura del dirigente al centro di questa operazione. Non si possono fare parti uguali tra i diseguali, perché quella non è uguaglianza, è accentuazione della discriminazione che stiamo facendo. I dati ci dicono una cosa chiarissima: la pandemia ha esasperato le differenze, e ha colpito là dove c’erano più difficoltà. Quando si dice partire dagli ultimi, non è buonismo, ma è l’idea di ricostruire un’unità nazionale, che non può non partire dalla scuola”. 

Insieme al lavoro quindi, la scuola è l’emergenza numero uno al Sud, che bisogna arginare quanto prima e in maniera concreta, prima che venga posta a rischio il futuro di un’intera generazione.

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