Gli stretti marittimi, collegamenti strategici, che in questo momento storico sono al centro della geopolitica e dell’economia mondiale. La storia degli stretti e dei canali, parte dal lontano, da quando la via del mare è servita come rotta commerciale e non solo. Un esempio per tutti: il Canale di Panama, un’opera idraulica artificiale, che attraversa l’omonimo istmo situato in America Centrale. Inaugurato il 14 agosto del 1914 con il passaggio della Ancon, una nave di novemila tonnellate, il canale di Panama serve a collegare l’oceano Atlantico con l’oceano Pacifico senza circumnavigare il Sud America. Ma la storia del Canale di Panama parte da più lontano, con progetti e polemiche che hanno costellato tutto l’ottocento, perché l’importanza di queste vie di comunicazione è stata chiara fin dai tempi antichi. Ovviamente non sono mancati i problemi e anche la costruzione del canale di Panama è costellata di difficoltà più o meno note fin dal momento della sua progettazione. Tra i tanti problemi ricordiamo il più clamoroso: lo scandalo di Panama del 1892. Nel 1881 erano iniziati i lavori del progetto realizzato dai francesi Ferdinand de Lesseps, che aveva da poco terminato il canale di Suez, e del suo connazionale Gustave Eiffel .Il suo fallimento portò alla rovina della compagnia che ne deteneva i diritti e arrivò persino ad intaccare la credibilità del governo francese. Poi, nel 1903, arrivò la svolta con l’acquisizione delle concessioni da parte degli Stati Uniti, che portarono a compimento l’opera iniziata nel 1907. Lo scoppio della prima guerra mondiale portò ad un rallentamento nell’apertura definitiva del canale e fu solo Il 21 giugno del 1920, a guerra finita, che il canale fu definitivamente aperto al transito delle navi. L’ottava meraviglia del mondo, come venne definito il canale di Panama, non è lo stesso che abbiamo oggi. Nel 2016 è stato inaugurato il nuovo canale di Panama. I lavori di espansione sono iniziati nell’agosto del 2009 e si sono resi necessari per consentire alle nuove grandi navi il passaggio. Una curiosità: anche l’Italia ha partecipato ai lavori di espansione con la Webuild Group con la costruzione delle 16 paratoie del peso di 4.000 tonnellate l’una, una larghezza media di 10 metri, una lunghezza di 58 metri e un’altezza che varia dai 23 ai 33 metri.
L’importanza dei canali nel III Millennio
Il nuovo assetto geopolitico mondiale passa anche, o soprattutto, attraverso il possesso, l’uso e la gestione dei canali, artificiali e naturali, che la Terra presenta. A causa del transito obbligato, gli Stati limitrofi o possessori di questi canali, possono persino arrivare ad influenzare l’economia mondiale. Un esempio palese è quanto sta accadendo nello stretto di Hormuz. Dall’attacco degli Usa all’Iran, lo stretto si è trovato al centro dell’economia mondiale a causa delle tratte delle petroliere. A conflitto ancora in corso, e con i nuovi assetti che si stanno delineando, tutti i Paesi che affacciano sullo stretto ne stanno rivendicando l’uso, la proprietà e il possesso. Questo ha portato alcuni Stati a chiedere un quid alle navi in transito sotto forma di tassa sulla merce, con l’ovvio aumento dei costi delle merci. Costi che a cascata arrivano ad essere pagati soprattutto dall’utente finale. Ma le tensioni geopolitiche che hanno interessato lo stretto di Hormuz hanno avuto ripercussioni anche sul canale di Panama, che ha triplicato le sue tariffe nell’ultimo mese.
La nuova via della seta
E la Cina non resta a guardare e il 12 agosto ha inaugurato la nuova via della seta nel ghiaccio: Ice Silk Road. Per portare le merci in Europa la nuova rotta commerciale bypassa lo stretto di Hormuz e passa dal nord nelle acque del mar artico, attraverso il passaggio a nord-est, e prosegue lungo la costa marittima che costeggia la Siberia. I tempi di transito sono stimati in 18-20 giorni, la metà rispetto alla rotta di prima, ma dipendono molto dalle condizioni atmosferiche. Questo ha presupposto accordi politici, economici e commerciali tra la Cina e la Russia di Putin e questo ha portato Trump a riconsiderare l’idea di acquisizione della Groenlandia.
Per ovviare in futuro che il mondo possa finire in balia delle decisioni di taluni Stati o governanti ci sarebbe forse un unico modo: dichiarare questi collegamenti strategici marittimi di interesse mondiale e renderli non alienabili dai singoli Stati.





