Gli italiani si sposano sempre meno

XXI Secolo_Andrea Tarallo_Gli italiani si sposano sempre meno

I dati diffusi oggi dall’ISTAT su matrimoni, separazioni e divorzi riferiti al 2014 sono di quelli che fanno riflettere: 189.765 i matrimoni celebrati l’anno scorso, circa 4.300 in meno rispetto all’anno precedente. Se si guarda invece al periodo compreso tra il 2008 e il 2014, nel complesso, i matrimoni in meno sono ben 57.000. Due essenzialmente le cause: la diminuzione della propensione a sposarsi, ma soprattutto l’esigua presenza numerica di giovani dovuta alla prolungata diminuzione delle nascite in atto dalla metà degli anni ’70.

Da una lettura più approfondita del report annuale emerge che la contrazione maggiore riguarda le prime unioni matrimoniali tra sposi di cittadinanza italiana: 142.754 celebrazioni nel 2014, oltre 40.000 in meno negli ultimi 5 anni; pari al 76% del calo complessivo. Il forte calo dei matrimoni osservato a partire dal 2008 riguarda l’intera penisola, con la sola eccezione di Bolzano, dove è stato registrato addirittura un aumento. I cali più forti in Sardegna (- 5,7%) e in Umbria e Marche (-4,9%). Ma forse il dato più allarmante in assoluto è che i giovani italiani di età compresa tra i 16 e i 34 anni – la fascia di età immediatamente precedente a quella che in genere vede l’arrivo al primo sì – nel 2014 non arrivavano a 11 milioni; con oltre 1 milione e 300mila unità in meno rispetto al 2008.

Secondo l’ISTAT la minore propensione al matrimonio è dovuta a mutamenti sociali che “da alcuni decenni si vanno progressivamente diffondendo e amplificando da una generazione all’altra, determinando eterogeneità nelle modalità e posticipazione dei tempi di costituzione della famiglia”. Tra essi sicuramente un ruolo di primo piano lo svolge la diffusione delle unioni libere; talvolta semplice preludio al matrimonio, ma talvolta vera e propria alternativa ad esso. Le convivenze more uxorio sono infatti cresciute quasi 10 volte rispetto al 1993-1994, arrivando a superare il milione. Conferma di questa sensibile crescita la si ha soprattutto se si guardano i dati sulla natalità: nel 2014 oltre 1 nato su 4 ha genitori non coniugati.

Matrimonio 2

Oggi chi decide di sposarsi ha superato i 30 anni (34 gli uomini e 31 le donne). “L’innalzamento dell’età media al primo matrimonio è da mettere in relazione con la significativa posticipazione degli eventi caratterizzanti il processo di transizione allo stato adulto” – recita il documento pubblicato oggi. A influire maggiormente sullo spostare in avanti il calendario della prima unione è senz’altro la sempre più prolungata permanente dei giovani nella famiglia di origine. Questa è dovuta a molteplici fattori, come: l’aumento diffuso della scolarizzazione, le difficoltà per i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro, le condizioni di precarietà lavorativa e i prezzi che caratterizzano il mercato delle abitazioni. Scorrendo ancora il testo rilasciato dall’Istituto nazionale di statistica, si legge che “l’accentuarsi del rinvio dei primi matrimoni fornisce una misura concreta ed efficace degli effetti sociali della crisi economica, effetti che rischiano di prolungarsi ancora nei prossimi anni”. Nel 2013-2014 a vivere ancora in famiglia è il 78,6% dei ragazzi di età compresa tra i 18 ed i 30 anni, e il 68,4% delle ragazze.

Interessante poi è il dato secondo cui una sposa straniera su due è cittadina di un Paese dell’Est Europa. Gli italiani che nel corso del 2014 hanno sposato una cittadina straniera hanno nel 19,6% dei casi una moglie rumena, nel 10,7% un’ucraina e nel 6,6% una russa. Le italiane che hanno spostato sposato un cittadino straniero si sono mostrate invece un po’ meno legate a uno specifico contesto geografico; il 13,5% di loro ha scelto infatti un uomo proveniente dal Marocco, l’8,2% dall’Albania e il 6,3% dalla Tunisia. A guidare invece la classifica dei matrimoni tra cittadini stranieri ci sono: i rumeni (19,9% del totale dei matrimoni tra sposi stranieri residenti); seguiti da nigeriani (8,4%) e moldavi (5,8%). Comunque sia l’Italia, con le sue bellezze paesaggistiche e storico-artistiche mozzafiato, si conferma essere tra i luoghi preferiti in cui cittadini provenienti da Paesi a sviluppo avanzato decidono di convolare a nozze.

A diminuire sono però anche le seconde nozze. Comunque a risposarsi più frequentemente sono gli uomini, in media a 53 anni se sono divorziati e a 69 se sono vedovi; mentre le donne che pronunciano per una seconda volta il fatidico sì hanno, mediamente, 45 anni se divorziate e 54 anni se vedove. Leggermente più complesso il discorso l’instabilità coniugale e le separazioni. Per quanto riguarda il primo fenomeno, i dati del 2013 e del 2014 mettono in luce una fase di ‘assestamento’ del fenomeno. Nel 2014 le separazioni sono state 89.303 e i divorzi 52.335, le prime in leggero aumento e i secondi in lieve calo rispetto all’anno precedente (rispettivamente +0,5 e –0,6%). I dati ISTAT ci dicono che ci si separa in genere dopo 16 anni di matrimonio, che i matrimoni più recenti durano sempre meno e che la crisi coniugale non risparmia gli ultrasessantenni. Geograficamente parlando, le separazioni sono più frequenti al Nord ma gli incrementi più consistenti si osservano nel Mezzogiorno. Qui infatti i valori sono più che raddoppiati; si è passati ad esempio da 70,1 a 254 separazioni per 1.000 matrimoni in Campania e da 95,3 a 309,4 in Sardegna. Nelle regioni del Nord e del Centro, invece, l’incremento è stato più contenuto, con l’unica eccezione dell’Umbria dove il valore del tasso è più che triplicato.

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