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sabato, 2 Luglio 2022

Giustizia per Bhopal

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Erminia Vocciahttps://www.21secolo.news
Ha conseguito la laurea magistrale in “Relazioni Internazionali” presso l’Università “L’Orientale” di Napoli, si interessa di politica mondiale e di temi legati al rispetto dei diritti umani. Ama leggere, viaggiare e conoscere culture diverse. Crede nell’ informazione come servizio per un mondo meno distratto e più consapevole.

La notte tra il 2 ed il 3 dicembre del 1984 a Bhopal, una baraccopoli dell’India centrale, si è consumato quello che è stato definito il disastro industriale più grave di tutti i tempi. Una forte esplosione, avvenuta nello stabilimento della Union Carbide, un’azienda americana di pesticidi, generò una fitta nube tossica, che solo quella notte provocò la morte di oltre 5.000 persone.

Ma coloro che morirono intossicati nel sonno furono tra i più fortunati. I superstiti di quella tragedia e le generazioni future stanno ancora pagando per colpe non commesse da loro.

L’incidente scaturì da un’infilatrazione di acqua in una cisterna che conteneva una sostanza altamente nociva utilizzata per fabbricare un potente pesticida, pericoloso al punto tale da essere ormai fuori produzione.  La fabbrica inoltre non era stata sottoposta ai controlli di sicurezza necessari. Questo bastò a segnare per sempre il destino di molti abitanti di Bhopal.

A Bhopal c’è un altissima incidenza di tumori, ancora oggi i bambini nascono con deformazioni e disabilità gravi, le falde acquifere sono inquinate e il vecchio relitto della fabbrica è ancora lì a diffondere radiazioni letali, perchè il sito non è stato ancora bonificato. Secondo le stime di Amnesty International nei giorni immediatamente successi al disastro morirono tra le 7.000 e le 10.000 persone, ma negli anni, a causa delle sostanze tossiche ancora presenti nell’area, i decessi sono arrivati a 22.000.

A distanza di trent’anni i responsabili del disastro non sono stati ancora processati. La Union Carbide ha sempre respinto le accuse di omicidio colposo e non ha mai preso parte ai processi a suo carico. Allo stesso modo la Dow Chemical, che nel 2001 è diventata proprietaria della Union Carbide, seguendo un copione ormai vecchio di anni, ha continuato a negare la propria presenza in aula alle udienze convocate dal tribunale di Bhopal.

Erminia Voccia BhopalAmnesty International pretende dignità per i cittadini di Bhopal. Firmando l’appello on line si richiede al primo ministro Modi di intervenire per bonoficare l’area, assicurare i responsabili alla giustizia e risarcire, per quanto possibile, le vittime del disastro.

Firma anche tu:

http://maratona.amnesty.it/firma.php?p=RAMPYARI#p1

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