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mercoledì, 1 Dicembre 2021

Giovanni Giolitti, il leader più controverso del ‘900

Primo ministro per Ben cinque volte, lo stratega piemontese ha contribuito in maniera evidente alla formazione dello stato italiano

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Eva Maria Pepe
Laureata in Lettere classiche, ama l'arte, la letteratura, i viaggi. Il suo più grande sogno è diventare scrittrice.

Oggi celebriamo la nascita di Giovanni Giolitti, uno dei leader più importanti della storia italiana. Giolitti è stato primo ministro per ben cinque volte e ha dato un grande contributo alla formazione dello stato italiano.

Giovanni Giolitti: la formazione

Giovanni Giolitti nacque a Mondovì, in Piemonte il 27 ottobre 1842. Proveniente da una famiglia benestante, Giolitti rimase orfano del padre da piccolo. La sua formazione scolastica fu contrassegnata da scarsa disciplina e da poco impegno nello studio.

Il giovane Giolitti non amava particolarmente il latino, il greco e la matematica preferendo invece la storia e la lettura dei romanzi di Walter Scott e di Honoré de Balzac. Frequentò la facoltà di Giurisprudenza all’Università degli Studi di Torino e si laureò a soli 19 anni.

Il primo governo

Da giovanissimo, Giolitti entrò in parlamento tra le fila dei liberali, dopo un lungo periodo passato nella burocrazia ministeriale. La carriera politica iniziò subito : nel 1889 divenne Ministro del Tesoro e nel 1892 Presidente del Consiglio.

Il primo governo di Giolitti ebbe vita molto breve a causa dello scandalo della Banca Romana, che portò alla luce delle illegalità tra politica e finanza. Questa vicenda portò alla fine della carriera di Crispi. Giolitti invece riuscì con grande abilità ad uscire fuori dalla faccenda, rifugiandosi in Germania.

Giovanni Giolitti : il secondo governo

Sono anni particolari per l’Italia, che sta vivendo la sua rivoluzione industriale. Sta nascendo un paese moderno, con nuove strade e ferrovie. Si stanno ponendo le basi per una più alta scolarizzazione. Nel 1903 Giolitti inizia il suo secondo governo.

Giolitti si mostra contrario all’uso della forza contro gli operai, introduce delle leggi per tutelare i diritti degli operai, agevola il lavoro femminile. Il suo dialogo con i sindacati è forte, tanto è vero che quando nel 1904 i sindacati fanno il primo sciopero generale, Giolitti si rifiuta di inviare l’esercito.

Il terzo governo

Il terzo governo di Giolitti è caratterizzato da una particolare attenzione verso il Mezzogiorno. Giolitti emanò una serie di leggi speciali, che prevedevano sgravi fiscali e maggiori opere pubbliche. Venne definito “il ministro della malavita” a causa dei suoi metodi sbrigativi. Venne inoltre accusato di aver bloccato la politica italiana, a causa del suo trasformismo.

Il quarto governo

Col suo quarto governo Giolitti dovette affrontare il problema del colonialismo. Nel 1911 l’esercito italiano occupò Tripoli, che faceva parte dell’impero ottomano.

Giolitti era inizialmente contrario ad una politica espansionistica ma decise comunque di partecipare all’impresa. Questa scelta sfociò poi in una guerra lunga e dolorosa che compromise l’equilibrio che Giolitti aveva costruito.

Siamo ormai alla vigilia della Grande Guerra. Dopo l’attentato di Sarajevo, Giolitti si oppose all’entrata dell’Italia nel conflitto. Sebbene la maggioranza del parlamento fosse dalla sua parte, il popolo chiedeva a gran voce l’entrata in guerra. Il Re Vittorio Emanuele allora affidò il governo nelle mani di Antonio Salandra, che decise di entrare in guerra.

Giovanni Giolitti : l’ultimo governo e la morte

Il suo ultimo governo, nel dopoguerra, ebbe vita molto breve. Giolitti cercò inutilmente di salvare la democrazia italiana, ma i poteri forti e il popolo scelsero ormai Benito Mussolini per gestire il paese. Giovanni Giolitti si spense in totale solitudine il 17 luglio 1928.

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