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martedì, 9 Agosto 2022

Inter: quattro “Conte” in tasca.

La nuova avventura di Antonio Conte all'Inter sta registrando, inaspettatamente , un rallentamento dell'entusiasmo.

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La storia non è nemmeno, ancora cominciata, si è appena seduto sulla panchina più scomoda del nuovo millennio che dopo la strapotenza dialettica e di personalità di Josè Mourinho non ha trovato pace. E non hanno trovato pace i tifosi della beneamata che da quel momento hanno visto ruotare, alla guida dell’Inter ben undici trainer e tutti accomunati, se si eccettuano i due trofei ( Supercoppa italiana e Coppa Intercontinentale) portati in bacheca da Rafa Benitez, licenziato dopo tre mesi ed ottenuti però sull’onda lunga dei titoli griffati dal portoghese, tutti accomunati dicevamo, da flop e “floppini”, vari che hanno più tolto che messo nel piatto del prestigio storico dei meneghini. Conte è veramente l’uomo del riscatto e come tale è considerato da supporter ed addetti ai lavori; l’uomo forte capace di dettare tempi e scelte alla fumosa dirigenza capitanata da Mister Zhang e ai suoi tenenti e luogotenenti che però sembra fatichino un poco troppo a tracciare il solco indicato dal mister leccese. A parte la grana Icardi che è destinata a creare terremoti, positivi o negativi non si sa, la società ha accontentato il coach solo con l’acquisto di Barella, essendo Godin, essere già stato preso a gennaio scorso. Le dichiarazioni del mister tendono ad un cauto pessimismo, visto che nel mercato della società, sia per le entrate che per le uscite domina lo stesso avverbio, “ritardo”. Prima di tutto per quanto riguarda l’innesto di Lukaku aggrovigliatasi nei fili di una coperta forse un po corta che difficilmente si dipanerà se non esce Maurito. Dimenticando infatti la mannaia del Fair Play amministrativo sempre incombente, “è difficile lavorare senza attaccanti” dice Antonio, quasi sordo a questo tipo di esigenze. Poi, la presenza di giocatori che non fanno parte del progetto, Icardi, Joao Mario, Nainggolan e Borja Valero, non aiuta certo a plasmare il gruppo e la sua unità di intenti; cose che per i dettami di Conte sono fondamentali per i futuri successi. Un allenatore dunque, discretamente seccato e frasi, “da qui non se n’è andato ancora nessuno” e ancora, “la strada è in salita, molto in salita” che denotano scontentezza. Inoltre preoccupa in questo momento il silenzio del dirigente-referente Giuseppe Marotta alle prese con grane che nell’esperienza torinese ignorava completamente potessero esistere e che richiedono atti risolutivi da compiere con piglio deciso e buon senso. Un serio banco di prova per il dirigente chiamato a dimostrare le sue qualità. Intanto la squadra nell’amichevole con il Manchester United, persa 1-0, ha mostrato, oltre ai problemi fisiologici dovuti ad una condizione fisica precaria, ad un scarso affiatamento e alla mancanza di attaccanti di peso, non è piaciuta tatticamente, esagerando con il concetto del primo non prenderle e difendendo con troppi uomini. Si, non bisogna dare tanto credito a queste partite ma se è vero come è vero che anche in miseria ci vuole stile…. beh allora dall’Inter di Conte ci aspettiamo molto, molto di più.

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