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sabato, 8 Maggio 2021

Giannone o il pre-illuminismo meridionale

Dell'Istoria civile del regno di Napoli e Triregno rappresentano la summa del pensiero e della personalità intellettuale di Pietro Giannone

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Insieme alla personalità intellettuale di Giambattista Vico, Pietro Giannone è tra i rappresentanti dei primordi dell’Illuminismo meridionale.

La formazione giuridica e filosofica, derivata dalla frequentazione del pensiero vichiano e dalla vasta biblioteca in cui primeggiano i volumi di Cartesio, portò Giannone oltre ad accedere nella conoscenza nel campo del diritto e della filosofia convogliati nell’interesse degli studi storici, focalizzandosi nell’analisi dei rapporti e dei nessi storici nel regno di Napoli e del rapporto tra società civile, stato e clero.

Exempla della larga riflessione ermeneutica e analitica è dato dal ventennio che impegnò Giannone nei quattro tomi dell’opera Dell’Istoria civile del regno di Napoli, edita nel 1723, acclamata anche in Inghilterra, Francia e area germanica.

Tra i lettori critici illustri Dell’Istoria civile del regno di Napoli, figurano personalità come Voltaire e successivamente anche il Manzoni, che nei primi capitoli de Storia della Colonna Infame cita ampiamente le riprese del Giannone.

L’arduo anticlericalismo dell’opera suscitò ritrosie nel mondo ecclesiastico romano, che inserì l’opera al fianco di quella di Galilei e Bruno nell’Indice dei Libri Proibiti e scomunicò l’autore.

La tesi del Giannone è un mero “je accuse” delle sorte degradanti sul piano civile e giuridico che pervadono il regno di Napoli, in cui il ruolo del clero romano attua un gioco forza in tutte le maglie della società civile, condizionando le decisione del potere politico al di là del fronte religioso e culminando sul versante economico e politico.

Tra gli strumenti denunciati dal Giannone vi è il pervadere della Compagnia di Gesù e di ordini ecclesiastici, unitamente al ruolo del regno in vicereame a partire dalla dominazione spagnola sorta a seguito delle guerre d’Italia e con la fine della Res aurea aragonese.

Altra opera che in cui la riflessione del Giannone evolve ad un piano extra-territoriale è il Triregno, che accrebbe le ire del mondo ecclesiastico, già avverso allo storico.

Nel Triregno la Chiesa, definita “regno papale” è l’ostacolo della realizzazione della realizzazione della società civile, definito “regno terreno” quanto di quello “celeste”, auspicato dalla dottrina teologica cristiana.

La risoluzioni di tali discrasie possono avvenire mediante la realizzazione della consapevolezza individuale dell’uomo nel cursus della Storia, mediante l’avvento di uno stato laico grozianamente inteso come principio naturale che per il bene pubblico civile, estrometta il potere papale da ogni organo giuridico ed economico.

Giannone propose il ricorso alla confisca dei beni materiali della Chiesa da parte dello stato, unico organo rappresentativo superpartes e realizzatore del benessere sociale e civile della comunitas e dell’individuo.

Tali posizioni saranno nell’Ottocento capillari per l’anticlericalismo di stampo risorgimentale, fino ad esser commutate nella formula di “gesuitismo” da Luigi Settembrini.

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