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venerdì, 27 Maggio 2022

Giacinto Gigante, l’idea della scuola di Posillipo

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Giacinto Gigante ha dato l’estremo saluto il 29 settembre del 1876, nel medesimo luogo divenuto soggetto prediletto delle sue prime opere pittoriche, Posillipo.

Proprio lo scenario dell’opera paesaggistica di numerose vedute, ai prodimi dell’età muttiana aveva fornito i natali al maestro forgiatore della massima espressione pittorica partenopea, la Scuola di Posillipo.

L’esperienza di Giagante, infatti nulla ha da invidiare al britannico pennello di William Turner, rinomato per soggetti paesaggistici di stampo ellenistico ed ellenico dal sapore neoclassico, come Cipro e Grecia.

Discepolo di Huber e successivamente vicino al maestro olandese del’atelier di via Chiaia, Anton von Pitloo, tra i massimi nomi dell’allora Accademia delle belle arti di Napoli, Gigante ha iconizzato l’immago partenopea accogliendo all’interno scenari di rovine come Pompei ed eventi di massa come il miracolo di San Gennaro.

Esordiente cartografo, traspose l’orografia di Napoli con tutta la carica antropica, nel paesaggio giganteggiano oltre ai luoghi, anche il sotràto della vivacità partenopea a mò di ethos.

L’innovazione di Giacinto Gigante è poggiante su un’ottica fotografica che innesta in sé ricerche atmosferiche e un sentimentalismo che supera il carattere mimetico, secondo i dettami del pittoresco.

L’elemento contemplativo dell’arte paesaggistica di Gigante sfocia la melanconia del tempo che si disperde, immortalato nelle minute caricaturali e ombreggianti dei personaggi che campeggiano in sordina.

Paesaggi di aree dell’entroterra napoletano di matrice costiere e marina come la Penisola sorrentina e la costiera amalfitana o l’area vesuviana sono alla base dei soggetti figurativi della pittura di Gigante, mero modello formale della Scuola di Posillipo.

Ricavati dal substrato anche basso della società partenopea.

Il popolo nella vitalità economica, momenti di religiosità comune o dei piaceri terreni, assume un tratto idilliaco che sarà apprezzatissimo dal gusto delle classi elevate e dal mondo accademico della penisola e soprattutto mediterraneo.

Nello scenario paesaggistico il rudere, il palazzo assumono impatto visivo per la centralità fisica che spesso si accolla l’intera conflittualità con l’elemento naturale, agreste o marino.

L’uso del plain air è certamente un tratto che spesso salta all’occhio della pennellata di Gigante.

L’elemento aereo sfuma tra la chiarezza celestiale e l’estatico abbattutosi nel candore paradisiaco denominato “belvedere”.

Il carattere eterogeneo della ricerca figurativa paesaggistica di Gigante, va oltre alla pennellata.

Egli acquisì elevata rinomanza anche come incisione con numerose acqueforti e attraverso la carriera accademica e l’insegnamento.

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