George Floyd: le conseguenze dell’antirazzismo Il mondo del commercio e della TV volti al politicamente corretto

È un momento storico particolarmente turbolento per l’America, sul fronte razzista. Le vicende legate a George Floyd, l’uomo di colore ucciso da un poliziotto, serpeggiano ancora negli Stati Uniti e non solo. “I can’t breathe”, le ultime parole di George, sono diventate lo slogan di migliaia di manifestazioni contro il razzismo nel mondo. Non sarà l’ultimo il flash mob che avrà luogo a Piombino, il 4 Luglio, a dimostrazione dell’immane risonanza che l’episodio ha avuto anche in Italia, e che si è esteso alle tematiche relative all’immigrazione.

Il gigante francese “L’Oreal” ha comunicato nella giornata di ieri la scelta di eliminare la dicitura “sbiancante”, al pari di “bianco” e “chiaro”, dai propri prodotti. Una scelta adottata sulla scia del gruppo indiano “Unilever” il quale eliminerà dalla crema per la pelle sbiancante e pubblicizzata con l’espressione “Fair & Lovely” la parola “Fair” (chiaro). Ciò accade in quanto il brand si impegna “a celebrare tutti i toni della pelle”, come ha dichiarato.

Il movimento “Black lives matter” si è riguadagnato le attenzioni dei media a seguito della violenza esercitata su George Floyd, giungendo ad avere la sua influenza anche su cartoni seguitissimi come “I Simpson”. La decisione che ne è conseguita da parte della Fox è radicale: gli attori bianchi non daranno più la loro voce a personaggi di colore. Non sfuggiranno, in linea con questa nuova politica, Hank Zakaria (che presta la sua voce al negoziante del Jet Market Apu), e Harry Shearer (che doppia il Dottor Hibbert, medico afroamericano), quindi costretti ad abbandonare quei ruoli.

Sorte simile è toccata alla sitcom “Scrubs”, conclusa nel 2010, anch’essa colpita dalla corrente del politicamente corretto. La serie è stata infatti privata di tre suoi episodi perché contenenti la pratica del blackface, un make-up usato per far assomigliare i bianchi agli attori di colore. Del tutto tralasciato l’intento comico con cui è stata utilizzata la pratica nelle puntate sotto accusa, la piattaforma Hulu ha infatti eliminato quelle intitolate “My Friend The Doctor”, “My Jiggly Ball” e “My Chooper Lived”.

Lo stesso autore di “Scrubs”, Bill Laurence, ha comunicato di star pensando a un modo per risolvere il problema. Nel frattempo l’attore afroamericano co-protagonista della serie, Donald Faison, conosciuto nei panni di Turk, sembra avvalorare tutta l’accortezza che si sta tenendo attorno all’argomento, dichiarando: “È molto brutto essere giudicati dal colore della propria pelle. Una cosa che mi è successa molte vote nella vita, anche per come mi descrivono in Scrubs. Non sono un attore di Scrubs ma sono quello nero di Scrubs. Il razzismo è ovunque, non ci ha mai abbandonato.”

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Giovane psicologa clinica laureatasi all'Università di Roma "La Sapienza" ed educatrice, appassionata di giornalismo e fotografia.

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