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lunedì, 24 Gennaio 2022

La genesi dei pianeti

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Sono state realizzate le immagini più suggestive mai catturate fino ad ora di una culla dei pianeti: nella fattispecie il disco di polveri dal quale si genera un sistema planetario intorno ad una stella molto giovane non era mai stato guardato con una precisione di siffatta maniera. La particolare ricerca osservativa è stata effettuata da un gruppo di studiosi dell’Eso, che hanno captato le straordinarie immagini dall’osservatorio cileno di Alma.

Lo studio in oggetto permette una maggiore comprensione della formazione dei pianeti, a partire dai dischi di polvere caratteristici della relativa genesi: è stato necessario dirigere le antenne verso HL Tauri, una particolare stella che dista circa 450 milioni di anni luce da noi, intorno alla quale si delinea un disco di polvere: la ricercatrice Catherine Vlahakis sottolinea che la stella non ha più di un milione di anni, tuttavia il proprio disco ostenta molti pianeti in formazione.

Questa istantanea, secondo il parere degli studiosi, porterà una vera e propria rivoluzione nella teoria della genesi dei pianeti, in quanto il disco di HL Tauri è molto più sviluppato di quello preventivato, considerata l’età del sistema. La grande novità è rappresentata dal fatto che la formazione dei pianeti sia in realtà molto più celere di quella stimata fino ad ora: nello specifico le stelle giovani come HL Tauri hanno origine da polveri sottili e da nebulose, con la partecipazione delle quali si plasmano nuclei densi e caldi, che in un determinato momento si accendono per divenire giovani stelle.

Queste ultime poi sono interessate dall’avvolgimento della parte restante di gas e polvere, che successivamente si colloca in un disco, per l’appunto definito disco proto-planetario. Lo studio della genesi planetaria, di cui questa ricerca ha rivelato importanti novità addirittura rivoluzionarie, consentirà ancora di più, alla luce delle ultime rivelazioni, di comprendere meglio la formazione della Terra nell’intero sistema e magari – perché no – di scoprire che il nostro Pianeta era visibile ancor prima della data attualmente accettata della sua nascita, ossia 4 miliardi di anni fa.

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