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venerdì, 12 Agosto 2022

Gaza, ancora nessun ‘cessate il fuoco’

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Antonio Luca Russohttps://www.21secolo.news
Studente di Giurisprudenza presso l’Università “Federico II” di Napoli, fin da piccolo appassionato di attualità, scienze, polita ed esteri. Tra un manuale di diritto e l’altro, adora espandere i propri orizzonti con viaggi e letture. Crede fermamente nei princìpi espressi nella nostra Costituzione e nel ruolo fondamentale della Giustizia nella nostra società.

Nella notte tra mercoledì e giovedì sono arrivate a Il Cairo, la capitale egiziana, le delegazioni di Israele e Hamas con l’intenzione di raggiungere una tregua e mettere fine alla guerra che sta insanguinando la Striscia di Gaza iniziata dopo l’uccisione dei tre ragazzi ebrei. Nelle ultime ore sembra che l’accordo sul ‘cessate il fuoco’ che sarebbe dovuto entrare in vigore dalle ore 6:00 del prossimo venerdì 18 sembrava vicino, ma poco fa fonti israeliane e palestinesi hanno smentito queste indiscrezioni.

Sembrerebbe però che l’intesa, in base ad una fonte anonima, sarebbe stata approvata solo dalla delegazione dello Stato ebraico, composta dal direttore dello Shin Bet, Yoram Cohen, del consigliere del premier, Isaac Moljo, e del rappresentante del Ministero della Difesa, il generale a riposo Amos Gilad. La decisione spetterebbe ora ai vertici di Tel Aviv.Il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, ha per primo smentito le indiscrezioni trapelate: “Non abbiamo informazioni in merito a un tale accordo”. Mark Regev invece, portavoce del premier israeliano Benjamin Netanyahu, ha dichiarato: “Israele sta esaminando la proposta di tregua per Gaza”. Hamas, secondo l’emittente israeliana Channel 2, sarebbe pronta concedere una tregua solo al alcune condizioni, tra cui: il rilascio di alcuni prigionieri; l’apertura dei valichi di Gaza; la supervisione internazionale del porto di Gaza.

Stamattina intanto ha retto la cosiddetta “tregua umanitaria” di cinque ore nella Striscia di Gaza richiesta dall’inviato speciale dell’ONU per il Medio Oriente, Robert Serry, e siglata nella notte da Hamas e da Israele per consentire l’evacuazione dei feriti più gravi e l’approvvigionamento della popolazione di Gaza, anche se fonti dell’esercito israeliano riferiscono di 3 presunti colpi di mortaio lanciati da Gaza sul distretto municipale di Eshkol durante le operazioni. La tregua temporanea, la prima da quando hanno avuto inizio le ostilità, si è raggiunta dopo l’uccisione di 4 bambini arabi che stavo giocando a calcio sulla spiaggia di Gaza durante l’attacco portato a termine dalla marina israeliana. Un testimone oculare, Ahmed Abu Hassera, ha raccontato: “I ragazzi stavano giocando sulla spiaggia, erano tutti sotto i 15 anni. Quando il primo missile è caduto, sono corsi via ma un altro li ha colpiti tutti. Sembrava che li stesse rincorrendo”. Mentre l’esercito israeliano ha annunciato che indagherà sull’episodio aprendo un’inchiesta per ricostruire le dinamiche sull’accaduto, il presidente israeliano, Shimon Peres, ha chiesto scusa ai palestinesi per l’uccisione dei quattro ragazzini in una intervista rilasciata alla BBC, dichiarando di essere profondamente dispiaciuto per le giovani vittime, ed  ha aggiunto che la loro morte è stata conseguenza di un incidente: “Penso che l’aviazione metta la massima attenzione nel non colpire i bambini. I piloti hanno ordine di non condurre attacchi se vedono anche solo un singolo bambino. Nell’area dove l’attacco è avvenuto c’è una massiccia concentrazione di armi. Sfortunatamente i palestinesi non tengono lontani i bambini, che non ne hanno la minima idea”.

La notizia aveva provocato sconforto e indignazione in tutto al mondo. Nei giorni scorsi numerosi sono state le dichiarazioni rilasciate dalle varie cancellerie, ambasciate e rappresentanze. L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton: “Ribadiamo l’appello per un cessate il fuoco tra Israele e i Territori palestinesi e per una “de-escalation della situazione” per cui l’Ue è pronta a fare tutto il necessario”. L’ex segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha invece puntato sul supporto dei Fratelli musulmani e dell’ex presidente egiziano, Mohamed Morsi, affinché quest’ultimo possa fungere da mediatore tra le parti, proprio come lo era stato nei negoziati del novembre 2012: “La leadership di Hamas ora si sente intrappolata perché aveva un alleato nei Fratelli Musulmani. Ho negoziato il cessate il fuoco con Morsi e lui è stato in grado di convincere i gruppi di Hamas a rispettarlo. Ora lui non c’è più“.

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