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sabato, 3 Dicembre 2022

From Brazil with rhythm. Intervista a Leonardo Nobre

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Andrea Tarallo
Collaboratore XXI Secolo. Laureato in “Scienze Storiche” presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II” con una tesi sulla storia politica e economica dell’Argentina tra XX e XXI secolo

Quando è avvenuto il Suo primo contatto con la musica? Anche nel Suo caso, come quello di tanti altri grandi artisti, può valere ciò che in genere si dice che ha la musica nel sangue?

Beh io la musica la sento realmente dentro; forse perché ho iniziato ad approcciarmi alla musica da piccolissimo. Da quel che posso ricordare io, i miei primi contatti con la musica risalgono a quando avevo 5 – 6 anni; ma semmai in famiglia qualcuno è pronto a giurare che siano iniziati anche prima. A differenza di tanti altri artisti però io non ho potuto contare, per dir così, su un background famigliare; nella mia famiglia nessuno era musicista. Ad esempio mia sorella ha studiato medicina ed oggi è la direttrice del Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Oxford. Comunque sia, nel mio caso oltre ad una sensibilità verso la musica molto ha fatto lo studio. Già ai tempi della American School of Rio de Janeiro ho avuto modo di prendere parte a diverse band iniziando così a suonare molti strumenti diversi. Lo studiare con maggiore dedizione il basso e la chitarra acustica mi permise di poter sfoggiar le prime performance con altri artisti brasiliani. Successivamente, finito il liceo, sono stato ammesso alla University of Miami School of Music. Qui dal 1989 al 1994 ho studiato pianoforte, composizione ed arrangiamento; ma soprattutto ho deciso di focalizzare i miei studi sul jazz. Ecco diciamo che i miei rapporti con il jazz sono di vecchia data. Ricordo che mia mamma era amica di Jobim e Vinicius de Moraes, e che spesso mi faceva intrufolare nei club di Rio dove si faceva musica dal vivo.

Dal momento che mi ha citato subito un determinato genere musicale, Le chiedo: c’è un genere musicale che preferisce di più rispetto agli altri?

Sinceramente non saprei. Ormai da un po’ di tempo, da quando ho voluto cimentarmi nel progetto dei Nobresil, suono molto il brazialian jazz ma… io amo tutta la buona musica. Se la musica che si suona o che si ascolta è di buona qualità, per me il genere è quasi secondario.

Ci parLi un poco, allora, del progetto legato ai Nobresil.

Quello dei Nobresil è un progetto nato circa 5 anni fa e mi vede direttamente coinvolto al fianco di mia moglie Mari Nobre, al sassofonista colombiano Justo Almario, al pianista venezuelano Otmaro Ruiz, al percussionista brasiliano “Gibi” Dossantos ed al batterista svizzero Enzo Todesco. Io mi occupo di ri-arrangiare alcune delle vecchie canzoni del repertorio classico brasiliano; mentre il resto della band dà il proprio contributo con i propri strumenti o con la voce, come nel caso di Mari. Anzi proprio in questi giorni, incoraggiati dal successo di critica e di pubblico dei nostri primi due album ‘In Brazil’ (2011) e Original(2014), stiamo lavorando alacremente ad un nuovo cd.

I componenti dei Nobresil sono però soltanto alcuni dei grandi artisti internazionali con cui Lei ha lavorato e lavora. Infatti Lei ha lavorato, tra gli altri, anche con: Shakira, Sergio Mendes, Stevie Wonder, Rafael Amargo ed i Black Eyed Peas. Cosa può dirci di loro? Se capitasse l’occasione, con chi Le piacerebbe tornare ad esibirsi?

Sono tutti artisti estremamente diversi tra loro. Come diverso è anche il pubblico, il target musicale a cui loro si rivolgono. Tutti però hanno in comune il fatto di sapere esattamente chi sono e qual è il loro prodotto. In definitiva da tutti posso dire però di aver appreso qualcosa. Lavorare con loro mi ha permesso di crescere professionalmente oltre che di viaggiare molto.  In particolare l’esperienza con Sergio Mendes – che è un po’ l’ambasciatore della musica brasiliana nel mondo – penso mi abbia preparato molto per quello che è stato poi il progetto dei Nobresil. Senza voler fare torto a nessuno, se ne avessi la possibilità, mi piacerebbe però tornare a lavorare con Rafael Amargo. Mi sono divertito ed esaltato molto nel corso del nostro World Tour nel 2008.

E cosa pensa dell’Italia, visto che ha avuto più volte modo di esibirvisi?

Non l’ho girata tutta. Ma da quel che ho visto mi piace e poi in Italia è nata mia moglie Mari. In Italia sono stato in Umbria per l’Umbria Jazz nel 2006; ma sono stato anche lì a Napoli, grazie al Festivalbar. Con Mari abbiamo in programma di tornarci presto; chissà forse questa estate sarà la volta buona. Magari verremo proprio a suonare con i Nobresil e non in semplice vacanza. Io adoro suonare. Che dire: suonare è la mia vita!

Suonare è la Sua vita. Le basta parlare di musica che i Suoi occhi si illuminano. Ma nella Sua vita c’è anche tanto impegno nel sociale: dalla solidarietà alle persone affette da AIDS a quelle con paralisi mentali, passando per i senzatetto.

A mio avviso la musica è un ottimo antidoto contro i mali della vita moderna. La musica non soltanto mette i corpi nella condizione di muoversi ma consente alle nostre menti di liberarsi per qualche ora dalle preoccupazioni. E quindi, perché no, può essere un utile strumento per aiutare le persone in difficoltà al di là di una raccolta fondi legata ad un concerto. Ormai sempre più persone in ambito medico stanno iniziando a riconoscere che la musica ha la stessa dignità di una vera e propria cura.

Leonardo Nobre
Leonardo Nobre

Torniamo però a parlare della Sua professione e passione. Già ci ha detto che Lei non ha un genere musicale preferito; ma la stessa cosa vale anche per gli strumenti? Tra i tanti strumenti che sa suonare, ce n’è uno che predilige?

È vero: so suonare tanti strumenti; però qui ho una preferenza. A parte il basso che è il mio strumento principale, ho una predilezione per quelli a corda. Dalla chitarra classica al tres che mi è capitato di suonare con un’artista cubano; li adoro tutti. E se mi date un mandolino vi suono anche quello! Datemi uno strumento a corda da suonare e mi fate veramente contento!

E com’è invece lavorare con Sua moglie? Anche quando lavora con lei è contento?

È bellissimo lavorare con mia moglie; e non lo dico perché lei è qui accanto a me che ci ascolta. Lavorare con Mari è un altro modo per trascorrere del tempo insieme. Anche se come artisti non ci capita poi tanto spesso di lavorare fianco a fianco, come semmai si sarebbe portati a credere. Ognuno di noi ha infatti la propria carriera ed i propri progetti in cantiere. Comunque sia lavorare insieme significa sì confronto, ma soprattutto accettare professionalmente il parere dell’altro. Quando siamo in studio od in sala di registrazione l’essere marito e moglie passa in secondo piano; siamo due artisti. Io poi, sono anche il produttore…

Giusto una ultimissima domanda prima di concludere. Cambierebbe qualcosa della Sua carriera?

Questa è una domanda difficilissima. Forse anche più difficile di quella di prima. Ci devo pensare un po’. Però dai, dal momento che il lavorare accanto a grandissimi artisti ha permesso che la mia carriera fosse un continuo progredire direi che non cambierei nulla. E poi da parte dell’indole dell’artista guardare sempre avanti, per inseguire nuove sfide.

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