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mercoledì, 5 Ottobre 2022

Formula 1: Jules Bianchi è morto invano?

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Martedì 21 luglio 2015, un giorno tristissimo ed indelebile per l’automobilismo. Il giorno del funerale, dell’ultimo saluto, del ricordo straziante del giovanissimo Jules Bianchi. L’ombra della morte da sempre aleggia sulle corse, tanto che ormai tutti noi, tifosi ed addetti ai lavori, credevamo di esserci abituati, di averla esorcizzata, l’avevamo dimenticata. La morte di Jules Bianchi ci sgomenta non solo perché è morto un giovane innocente, stavolta la morte ha portato via uno di noi, uno di noi appassionati di motori. Oggi il mondo del Motorsport scopre di non essere perfetto, invulnerabile. Tutta la tecnologia, la perfezione ed il denaro della moderna Formula 1 non sono bastati. La morte ci ha beffati, quando meno ce lo aspettavamo.

Chi era Jules Bianchi? Jules Lucien Andrè Bianchi nasce a Nizza nell’agosto del 1989, famiglia di origini italiane, parenti residenti a Milano, nipote di Lucien Bianchi, pilota che vinse la 24 Ore di Le Mans nel 1968 e morì l’anno successivo durante le prove della stessa gara. Jules si dimostra sin da piccolo molto appassionato, volitivo ed anche talentuoso al punto che nel 2009, dopo un notevole cursus honorum nei Kart e nelle formule propedeutiche, viene inserito nel “Driver Academy” di Ferrari ovvero il programma che alleva i migliori talenti tra i piloti con l’obbiettivo di portarli in Formula 1. Jules era un pilota Ferrari in pectore, uno dei migliori esordienti di oggi e probabilmente un futuro Campione del Mondo.

Jules Bianchi con la tuta della FerrariNel 2014 Jules stava facendo gavetta in F1 guidando per il Team Marussia. Nel Gran Premio del Giappone, una delle ultime gare della stagione, il terribile incidente, dalla dinamica imprevedibile, peculiare, ancora non del tutto chiarita.

Motorsport is dangerous – Nell’ottobre del 2014 tutti noi avevamo sperato di rivedere presto Jules in pista. Poi i nove lunghi mesi di coma, le amorevoli, instancabili, disperate cure dei medici e della famiglia. Intanto le speranze di noi tutti si affievolivano e l’ombra della morte aleggiava sempre più vicina, stavolta evidente. Il 18 luglio 2015 la vecchia Europa, culla della Formula 1, si è svegliata con la definitiva notizia: Jules Bianchi è morto. Abbiamo fatto il tifo per lui fino alla fine ma, nello sport come nella vita, si vince e si perde. Era da quel maledetto, maledettissimo week end di maggio 1994 che un pilota non moriva durate una gara di Formula 1. L’attuale generazione di piloti e tifosi non era abituata, non era preparata ad un evento simile.

The show must go on – non è la prima volta che un professionista delle corse muore e non sarà l’ultima. Che senso ha tutto ciò? L’evoluzione è la risposta! Le corse sono state da sempre il miglior banco di prova per evolvere le auto e le moto, se i mezzi che oggi il pubblico guida sono più sicuri e meno inquinanti, lo si deve in gran parte alle corse. La competitività, e la conseguente evoluzione nel mondo delle corse hanno saputo trasformare ogni criticità in una soluzione tecnologica, poi trasferita al prodotto di serie. Per ogni pilota (professionisti che avevano scientemente accettato il pericolo) morto o ferito, è incalcolabile quanti semplici utenti della strada si siano salvati. Quel maledetto week end del 1994 cambiò radicalmente la Formula 1 e l’automobilismo, decisamente in meglio, facendo raggiungere alle moderne auto da corsa livelli di sicurezza… spettacolari. Adesso questo spettacolo deve andare avanti non e non solo per tutto il buisness che il motorsport muove.

Il dovere della FIA – La federazione internazionale dell’automobilismo, tramite il presidente Jean Todt, ha annunciato che il numero di gara #17 verrà ritirato in memoria di Bianchi. Vale la pena ricordare che la FIA, oltre a regolamentare il mondo delle corse, si occupa di sicurezza stradale, funziona come una ONG, è riconosciuta dall’ONU e finge da organo consultivo dell’Unione Europea.

A chi di corse si intende davvero è evidente che nell’incidente fatale a Bianchi abbiano confluito numerose concause, ognuna di queste deve essere indagata non per inventare un colpevole contro cui puntare il dito, ma per realizzare quella evoluzione (tecnologica, procedurale) che in futuro potrà salvare altri piloti, altri automobilisti, altre vite umane.

Gli altri piloti di Formula 1 commossi al funerale di Jules Bianchi

Adesso che Jules non c’è più, che si è unito a Marco Simoncelli, Ayrton Senna e tutti gli altri, ci mancherà.
Speriamo solo che non sia morto invano.

 

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