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giovedì, 27 Gennaio 2022

Flora e Zefiro: il segreto dei giardini di Caserta

I giardini Flora e Zefiro di Caserta nascondono una storia poco conosciuta. I due spazi prendono il nome dai personaggi di un mito; questo aumenta il fascino della Reggia vanvitelliana, ricca di aneddoti e riferimenti, in un curioso intreccio tra storia e mitologia.

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Nel progettare la Reggia di Caserta, splendida testimonianza del barocco italiano, caratterizzata da uno stile impeccabile, Luigi Vanvitelli ha pianificato degli spazi ai lati del palazzo; questi prendono il nome di giardino Flora e giardino Zefiro, tali nomi derivano da un mito molto interessante, legato indissolubilmente alla storia del parco vanvitelliano.

La storia dei giardini di Caserta

Nel corso degli anni, il giardino Zefiro fu impiegato per ospitare gli allievi ufficiali dell’esercito nel corso della grande guerra e successivamente dagli allievi della Regia accademia aeronautica.

Durante i primi anni la Flora presentava un muro che partiva dall’angolo della Cappella del Carmine ( nota anche come Chiesetta di Santa Filomena o dell’Assunta), realizzata sulla base delle indicazioni di Carlo Vanvitelli, fino al primo spigolo del Palazzo reale.

La cura del giardino posto al lato della Reggia, si rifà alla gestione di Giovanni Tescione, che negli anni ’30 fece rinominare via Cavallerizze (così chiamata da Vanvitelli), che il terzo podestà di Caserta, Pasquale Centore, fece rettificare in onore di Raffaele Gasparri, Medaglia d’Argento al valore militare. La piazza, invece, era stata dedicata al Principe di Piemonte. Dal 24 giugno al 15 luglio 1951 vi si tenne la prima mostra nazionale della canapa, sostenuta ampiamente dalla C.C.I.A.A. In quell’occasione, la zona esterna fu arricchita con la statua dell’Agricoltura, posta nei giardini Flora.

Il mito di Flora e Zefiro

Molti non sanno che i noti giardini di Caserta prendono il nome dalle figure mitologiche di Flora e Zefiro, decantate da Ovidio.

Flora è la divinità della primavera, della fioritura e dei fiori. Secondo Ovidio, Flora è  chiamata anche Clori o Cloride. Secondo il mito, in un giorno di primavera, mentre la dea girava per i campi, facendo fiorire boccioli e propiziando il raccolto, Zefiro la vide e se ne innamorò immediatamente. In quel momento, Zefiro la rapisce e la prende in moglie. Come atto d’amore, affida a Flora il dominio sui fiori dei giardini e dei campi e sulle piante. La dea, che aveva a cuore il destino degli uomini, li omaggia con una vasta varietà di fiori e boccioli e con dell’ottimo miele.

Flora è raffigurata con il capo adornato da una ghirlanda floreale, mentre porta tra le mani fiori di tutti i tipi. In alcune opere è ritratta in compagnia del suo sposo, Zefiro, oppure mentre si muove sinuosa nel suo giardino. Alla figura della dea Flora è associata non solo floridezza e la prosperità, ma anche la fertilità e la felicità delle donne.

Un mito che rende ancora più affascinanti i giardini posti al lato della Reggia borbonica.

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